Opportunità o pericolo?

Le criptovalute sono davvero così dannose per l’ambiente?

William Johnston (AllianceBernstein) analizza la portata delle emissioni di carbonio nel mining del Bitcoin e ne promuove i risvolti sociali

di Redazione 28 Maggio 2021 - 13:21
La quotazione di Coinbase a Wall Street avvenuta ad aprile ha riacceso le domande degli investitori sulle implicazioni ambientali, sociali e di governance (ESG) del successo delle criptovalute. Elon Musk, “Tecnoking” di Tesla, ha bloccato l’acquisto di macchine tramite Bitcoin proprio per gli alti consumi che provocano. Il problema sembra essere il mining, cioè il procedimento di creazione informatica delle monete digitali. Ma quanto sono fondati i timori sulla pericolosità delle criptovalute per l’ambiente?

TIMORE ESAGERATO

È la domanda che si stanno ponendo molti investitori e analisti, tra cui William Johnston, Portfolio Manager – Sustainable International Thematic Equities di AllianceBernstein. Per Johnston, i timori degli analisti sull’alto consumo di energia del processo di mining delle criptovalute sono esagerati. Il Bitcoin è la moneta digitale con la struttura di sicurezza più controllata, fatto che gli garantisce un ampio vantaggio di rete, ed è quella che brucia la maggior quantità di energia. Nonostante questo, la regina delle criptovalute genera solo lo 0,13% delle emissioni di carbonio globali annuali.

COSA SI STA FACENDO

Nonostante percentuali così basse, sono comunque già in atto diverse iniziative per migliorare l’efficienza energetica delle criptovalute. Molti produttori di Bitcoin, spiega Johnston, stanno spostando le strutture di mining verso fonti di energia rinnovabili e aree con eccesso di offerta, come il Nord Dakota, dove viene utilizzato il gas bruciato per ridurre le emissioni di metano, o la Cina, che converte l’energia idroelettrica in eccesso prodotta dalla stagione delle piogge in “batteria economia” dei Bitcoin.

TRASPARENZA “RIVOLUZIONARIA”

Tra i problemi che vengono affibbiati alle criptovalute c’è anche quello dell’eccessiva riservatezza. Ma anche questo, secondo l’esperto di AllianceBernstein, è frutto di un malinteso. Ogni operazione che viaggia attraverso la rete viene infatti immediatamente trasmessa al mondo e a tutti i nodi della blockchain, che ne verifica la validità e ne registra la proprietà, la fonte dell’indirizzo e l’importo. Chiunque abbia una connessione internet può interrogare ogni operazione e indirizzo sui “block explorer” di Bitcoin. Un livello di trasparenza che Johnston definisce “rivoluzionario”.

L’INCLUSIONE FINANZIARIA

I timori sulla trasparenza e sulle questioni ambientali hanno oscurato quello che per Johnston è il principale beneficio del Bitcoin: la promozione dell’inclusione finanziaria. Nelle democrazie liberali, argomenta l’esperto di AllianceBernstein, i sistemi bancari generalmente funzionano bene e non c’è bisogno di denaro anonimo. A livello globale però, circa 4,2 miliardi di persone vivono in regimi autoritari che non rispettano le libertà civili e che possono vietare l’accesso di un cittadino alle reti di pagamento. In questo senso, il Bitcoin sottrae il denaro al controllo dello Stato e assicura il diritto dell’individuo ad avere i propri risparmi.

OLTRE I LIMITI DELLA MONETA UFFICIALE

Cercando di intercettare e dominare il cambiamento, molti Paesi stanno sperimentando l’emissione di valute digitali da parte delle banche centrali. Tuttavia, sottolinea Johnston, queste tecnologie in mani agli enti pubblici sollevano timori per la privacy, con ogni pagamento che potrebbe essere facilmente monitorato. Ma la forza del Bitcoin, spiega l’esperto di AllianceBernstein, sta proprio nella sua capacità di superare i limiti della moneta ufficiale.

PROTEZIONE DAL CROLLO DELLE VALUTE

Mentre le banche centrali stanno stampando incessantemente banconote a scopo di stimolo monetario, molti investitori stanno considerando le criptovalute una riserva di valore alternativa alla moneta tradizionale, che non rappresenta più una garanzia ferrea del futuro potere d’acquisto. Non a caso l’adozione del Bitcoin sta crescendo rapidamente nell’Africa Subsahariana e in America Latina, dove la minaccia di iperinflazione e crollo delle valute è più concreta.
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