Exxon e Shell, big del petrolio contestate e BlackRock sostiene gli azionisti “dissidenti”

Momento complicato
di Antonio Cardarelli 27 Maggio 2021 - 11:34

Il fondo ambientalista Engine No.1 ha piazzato due membri nel board di Exxon, anche grazie al sostegno di BlackRock. In Olanda un tribunale ha imposto a Shell di ridurre le emissioni del 45%

La pressione sulle grandi aziende del petrolio continua ad aumentare, e le bordate arrivano sia dall’esterno che dall’interno. Come se non bastasse il trend globale verso le energie rinnovabili, che mette in pericolo la redditività delle “sette sorelle” e di tutti i produttori di petrolio in generale, dall’Olanda arriva anche una storica sentenza del tribunale che ha accolto un ricorso di un gruppo ambientalista.

MURO A 70 DOLLARI

Prima di arrivare al fatto di cronaca, dalla portata simbolica molto potente, è bene fare qualche passo indietro per inquadrare la situazione del petrolio a livello globale. Dopo il crollo dei prezzi seguito al blocco delle attività economiche causato dalla pandemia, il petrolio ha riguadagnato quota, ma non ai livelli che alcuni analisti si attendevano. Il Brent, utilizzato come benchmark globale, ha trovato un muro insormontabile a 70 dollari al barile. E la poderosa ripartenza economica in arrivo non sembra sufficiente a spingerlo oltre.

OPEC PREOCCUPATO

Nelle scorse settimane un report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia ha scosso la tranquillità (già perduta) dell’Opec, l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio. In pratica, i paesi Opec si ritroveranno a dividersi una torta che la transizione energetica sta rendendo sempre più piccola. La quotazione di Aramco, la compagnia petrolifera statale dell’Arabia Saudita, spiega molto del periodo complicato per le big del petrolio. Il principe Mohammed Bin Salman – che sta puntando sulla diversificazione dell’economia con il progetto Vision 2030 – non solo ha rinunciato a quotare l’azienda a Wall Street, ma alla fine si è dovuto accontentare di una valutazione inferiore alle attese.

I DISSIDENTI DI EXXON

Il primo dei due episodi che testimoniano la fase discendente delle compagnie petrolifere riguarda la Exxon (ieri +1,17%). Il fondo attivista Engine No.1, che vuole puntare sulle energie rinnovabili, ha sfidato il colosso energetico riuscendo ad eleggere due dei suoi quattro candidati nel board dell’azienda. I candidati di Engine No.1 hanno attirato l’interesse di molti azionisti istituzionali, che guardano all’energia pulita come metodo per migliorare le prestazioni finanziarie. Engine No. 1 detiene solo 50 milioni di dollari in azioni di Exxon, che ha una capitalizzazione di quasi 250 miliardi di dollari, e ha ottenuto il sostegno di BlackRock, il secondo maggiore azionista di Exxon, si è unita ai ‘dissidenti’ e ha sostenuto tre dei candidati di Engine No. 1.

SHELL PERDE IN TRIBUNALE

L’altro evento arriva dall’Olanda, dove un tribunale ha ordinato alla Royal Dutch Shell (che ad Amsterdam ora sta perdendo circa l’1,3%) di tagliare del 45% le emissioni di carbonio, rispetto a quelle del 2019, entro il 2030. I giudici hanno accolto l’istanza degli attivisti di Friends of the Earth, sostenuti anche da altre organizzazioni ambientalisti e da 17mila cittadini olandesi. Secondo il tribunale, i piani di riduzione delle emissioni della Shell non sarebbero abbastanza concreti. Ora la società anglo-olandese potrà ricorrere in appello, ma la sentenza rappresenta comunque un precedente di rilievo per casi simili contro l’inquinamento causato da multinazionali, non solo petrolifere.

Financialounge - Telegram