Ecco perché il prezzo delle case nei piccoli centri è destinato a salire

Effetto lavoro agile
di Gaia Terzulli 30 Aprile 2021 - 9:30

Fino al 2020 i canoni nelle grandi città sono aumentati e diminuiti quelli nei comuni meno abitati. Ora lo smart working sta per invertire il trend

Che ci piaccia o no, lo smart working sta cambiando il nostro modo di vivere, dagli orari di lavoro dilatati, talvolta fino all’eccesso, al nostro rapporto con lo spazio domestico e urbano. Una delle conseguenze del cosiddetto lavoro agile è il progressivo spostamento  dai grandi ai piccoli centri, che da mete perlopiù vacanziere stanno diventando veri approdi abitativi.

DA SECONDA A “PRIMA CASA”

D’altra parte, se si può essere operativi anche da casa, questa può distare anche centinaia di chilometri dall’ufficio e avere un affaccio sul mare o su un arioso giardino. Ecco allora che il paesino diventa la soluzione ideale per conciliare lavoro e vita privata in una routine che, dall’inizio della pandemia, sta riducendo sempre più i confini tra i due momenti della giornata.

SE AUMENTANO I PREZZI NEI PICCOLI CENTRI…

E se il piccolo centro comincia a popolarsi di esuli dalle grandi città, non può che risentirne il mercato immobiliare. Secondo il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, “il trasferimento nei paesi potrà avere riflessi in termini di prezzi e del numero di compravendite sulle piccole o medio grandi città italiane”. In altre parole, il mercato immobiliare di centri come Tortona e Pontremoli, rimasto sostanzialmente stabile per almeno un decennio, potrebbe iniziare a registrare un aumento dei prezzi, stimolato da una crescente domanda d’acquisto.

…MA ANCHE NEI GRANDI

Un trend consolidatosi negli anni – quello che ha visto i prezzi delle case nelle città aumentare, lasciando sostanzialmente stabili quelli dei piccoli centri – potrebbe dunque invertirsi. Un report dell’Ufficio Studi di Immobiliare.it, pubblicato a febbraio 2021, mostra che anche nel 2020 le abitazioni in città con più di 250.000 abitanti hanno registrato un aumento dei canoni dello 0,9% al metro quadro, mentre i comuni meno popolati hanno chiuso l’anno con una lieve flessione, pari a -0,2%.

VERSO UN’INVERSIONE DEL TREND

Ma nell’era dello smart working imperante, che spinge a evadere dal caos e a preferire dimensioni raccolte, questa tendenza può virare a vantaggio di un mercato immobiliare fermo da anni e che, dall’emergenza sanitaria, potrà trarre linfa vitale per rinascere.

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