L’economia della plastica premierà le società virtuose

Sostenibilità
di Redazione 26 Aprile 2021 - 21:00

Columbia Threadneedle sottolinea come, anche se la transizione verso un modello più circolare procede a rilento, alcune aziende stiano investendo in direzione della sostenibilità

L’invenzione della plastica ha indubbiamente prodotto dei vantaggi ambientali ed economici: ha ridotto gli sprechi alimentari, tagliato le emissioni dei trasporti alleggerendo il peso dei prodotti e abbassato i costi degli imballaggi. Ma ora questo materiale rappresenta una fetta crescente dei flussi di rifiuti. La quota stimata di scorie plastiche mondiali riciclate è appena del 9%. Il tasso così basso è dovuto anche alla carenza di infrastrutture e servizi di raccolta dei rifiuti plastici, che vengono solitamente inceneriti, inviati alle discariche o buttati nei corsi d’acqua, arrivando negli oceani ed entrando nelle catene alimentari.

Produzione di plastica per settore

ACCORGIMENTI NORMATIVI NECESSARI

Il tema del riciclo della plastica è stato affrontato da Olivia Watson e Drew Kettwick, Analisti di Columbia Threadneedle. I due esperti sono convinti che alcuni accorgimenti a livello normativo potrebbero avere un impatto significativo. Il primo prevede l’estensione degli obblighi di responsabilità ai produttori; il secondo dovrebbe tassare l’utilizzo dei materiali vergini di origine fossile, più economici rispetto alla plastica riciclata; il terzo consiste nel fissare le percentuali minime di quest’ultima contenute negli imballaggi, come già fato da Regno Unito, Europa e California.

FAVORITE LE SOCIETÀ VIRTUOSE

In un’ottica di mercato, in futuro saranno favorite quelle società che riusciranno ad assicurarsi l’accesso ai materiali riciclati o che svilupperanno nuovi imballaggi recuperabili. I due esperti di Columbia Threadneedle fanno l’esempio di Kroger, Unilever e Burger King, che stanno sperimentando il riutilizzo degli imballaggi, di Tesco, azienda che ha dichiarato di aver eliminato 3.480 tonnellate di involucri plastici inutili dalla sua gamma di prodotti, o Nestlè, che si è impegnata a investire fino a 1.600 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per reperire due milioni di tonnellate di plastica riciclata ad uso alimentare.

LA LENTEZZA DEL PROCESSO NORMATIVO

Gli obiettivi normativi puntano alla riciclabilità al 100% e a una percentuale di materiali riutilizzabili del 25% entro il 2025. Ma secondo i due analisti di Columbia Threadneedle i progressi su questi fronti sono accomunati da una generale lentezza. Nel 2019, tra quelli dei produttori di beni di consumo che aderiscono al Global Commitment on Plastics della Ellen MacArthur Foundation, solo il 6,2% dei volumi di plastica, in base al peso, proveniva da fonti riciclabili. Inoltre la disponibilità di plastica riutilizzabile potrebbe risultare insufficiente prima del 2025.

Obiettivi 2025 per la plastica riciclata rispetto ai livelli attuali

LE SFIDE DEL FUTURO

La capacità di reperire resine riciclate di alta qualità sarà la sfida principale per le società di imballaggi in plastica, vista la scarsità di infrastrutture utili al riciclaggio. Questi cambiamenti comporteranno dei rischi per alcune società e modelli di business, ma genereranno anche opportunità d’investimento all’interno del settore. Per Watson e Kettwick i produttori di beni di consumo e involucri giocheranno un ruolo di primo piano nel passaggio a un’economia della plastica più circolare e sostenibile. Un modello del genere consentirà agli imballaggi in plastica di rimanere rilavanti e diventare un’opzione più sostenibile in futuro.

Financialounge - Telegram