BlueBay: il Recovery Plan presentato da Draghi può favorire il debito italiano

Verso l'accordo sul Recovery Plan
di Gaia Terzulli 26 Aprile 2021 - 17:41

Per il Gruppo il debito è un segno di fiducia, non di fragilità per l’Italia. Una volta approvato il piano, toccherà alla “primary dealership” delle banche emettere titoli di Stato

Riforme per attuare e rendere efficaci gli investimenti, per superare le debolezze strutturali che a lungo hanno rallentato la crescita del Paese e determinato livelli di disoccupazione esasperanti, soprattutto per donne e giovani. Parte dalle riforme il discorso del premier Mario Draghi, che ha appena presentato alla Camera dei Deputati il Piano italiano di ripresa e resilienza con cui il Paese si candida a ricevere dall’Ue i fondi necessari a ripartire dopo la pandemia.

LE SFIDE DI DRAGHI E IL RAPPORTO DEBITO-PIL ITALIANO

Da quando è entrato in carica, il presidente del Consiglio sta affrontando enormi responsabilità. Il prolungarsi della crisi pandemica e la conseguente debolezza della ripresa economica hanno aumentato ulteriormente le pressioni sul premier perché ottenga i risultati sperati. Nel frattempo, il mercato obbligazionario osserva gli ultimi aumenti di budget del Governo, che ora dovrebbero raggiungere la doppia cifra, con un indebitamento che rischia di raggiungere livelli mai visti nell’ultimo secolo. Secondo gli esperti, il rapporto debito-Pil potrebbe raggiungere il 170% nei prossimi anni, per poi stabilizzarsi.

IL DEBITO NON VA VISTO COME UN LIMITE

Ma non bisogna interpretare negativamente questo scenario. Secondo Kaspar Hense, Senior portfolio manager di BlueBay Asset Management, “il debito può essere un segno di fiducia, più che di fragilità. L’Italia ha uno dei patrimoni maggiori in Europa e nel mondo e il deficit primario degli ultimi anni, se non si considera lo shock provocato dal Covid, è rimasto stabile”. Viceversa, prosegue l’analista, “il rapporto debito-Pil degli USA aggiungerà probabilmente il 130% nei prossimi anni e i costi di finanziamento potrebbero essere tre volte più elevati, dato che il framework monetario e politico statunitense può essere considerato meno credibile”.

L’ACCORDO ITALIA-UE SUL RECOVERY FUND

L’accordo che l’Italia ha raggiunto con l’Unione europea sul Recovery Fund consentirà, una volta che il piano sarà operativo, di iniziare a emettere titoli di Stato tramite la cosiddetta “primary dealership”. Una rete di banche, nelle vesti di operatori primari (o primary dealer) dovrebbe agire da cuscinetto contro il rischio e, spiega Kaspar Hense, “potrebbe essere usata per tutti i bond governativi europei, agevolando l’azione di unificazione dei mercati e di chiusura dei gap esistenti”.

I VANTAGGI DI UN’UNIONE TRA I MERCATI DEI CAPITALI

Una maggior unione tra i mercati dei capitali contribuirebbe alla creazione dell’unione bancaria, il che, a sua volta, potrebbe accelerare l’attività di M&A (mergers and acquisitions) nel settore, con risvolti positivi per coloro che vi investono e per il comparto in generale. “Tutto ciò – scrive l’analista di BlueBay – dovrebbe essere particolarmente significativo per l’Italia, sede di quasi 500 enti creditori differenti”.

L’UNITÀ DI VISIONI TRA PAESI EUROPEI È VITALE PER L’OBBLIGAZIONARIO

Sul fronte delle relazioni diplomatiche, rassicurano le forti dichiarazioni di Draghi nei confronti della Turchia e di altri Paesi con visioni geopolitiche diverse da quelle dell’Ue. In questo senso, va accolto come elemento positivo l’atteggiamento meno divergente verso la Russia di Putin, che presuppone a un passo avanti verso una direzione politica unica. Per sentirsi più tranquillo ad acquistare il debito italiano, il mercato obbligazionario ha ora bisogno “di maggiori commenti unificati da parte delle tre potenze europee (Germania, Francia e Italia) riguardo alla loro intraprendenza e a un futuro insieme”, conclude Kaspar Hense, “al di là dei continui progressi verso una maggior unione sul fronte dei mercati finanziari e sulle direttive politiche”.

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