Il 2021 può essere l’anno della consacrazione per i mercati emergenti

L'analisi
di Leo Campagna 19 Gennaio 2021 - 18:10

I paesi emergenti hanno espresso risposte più efficaci al Covid-19 con minori danni economici e maggiori potenzialità di ripresa per il 2021. Ecco l’analisi del Team Investimenti di Fineco Asset management

Un dollaro USA stabile o debole e una forte crescita dei mercati emergenti rispetto ai mercati sviluppati. Sono i due fattori chiave a lungo termine che si stanno allineando per sostenere i rendimenti dei paesi in via di sviluppo. “Non va dimenticato che i paesi con il peso maggiore negli indici azionari dei mercati emergenti, ovvero Cina, Taiwan e Corea del Sud, hanno evidenziato alcune delle risposte più efficaci al virus con significativi minori danni economici e maggiori potenzialità di ripresa per il 2021” puntualizza il Team Investimenti di Fineco Asset management.

CRESCITA 2021 E 2022 AL 5,1% PER I MERCATI EMERGENTI

Al contrario, i Paesi occidentali continuano a lottare con la pandemia e stanno affrontando l’inizio del 2021 con una terza ondata di casi, restrizioni più severe e complessi piani di vaccinazioni anti Covid-19. Le previsioni parlano di una contrazione dell’economia del 5,2% per i Paesi sviluppati a fronte di un calo limitato al -0,7% per le economie emergenti. “Secondo l’FMI, questo differenziale è destinato a continuare, con una crescita prevista del 5,1% per i mercati emergenti sia nel 2021 che nel 2022 e, rispettivamente, del 4,0% e del 3,2% nei mercati sviluppati, nell’ipotesi di un’ampia diffusione dei vaccini nei prossimi sei mesi” specifica il Team.

MENO DIPENDENTI DAI SETTORI PIÙ CICLICI DELLA VECCHIA ECONOMIA

Ma c’è di più, rispetto al passato i mercati emergenti risultano oggi meno dipendenti dai settori più ciclici della vecchia economia, come l’energia e i materiali. Infatti le economie caratterizzate da una spiccata inclinazione all’innovazione tecnologica, quali Cina, Corea del Sud e Taiwan, costituiscono oggi i due terzi del principale indice MSCI. “I mercati azionari di questi paesi offrono un’esposizione ad aree chiave di crescita come l’e-commerce, i semiconduttori, la digitalizzazione e la sanità. Proprio quei segmenti economici più resilienti allo shock causato dal Covid-19 e che, probabilmente, continueranno a guidare la performance nel lungo termine”, fa sapere il Team Investimenti di Fineco Asset management. Inoltre, le azioni dei mercati emergenti vengono negoziate in Borsa con uno sconto del 34% rispetto alle quelle dei mercati sviluppati, con un rapporto p/e (prezzo / utili attesi) di 15,1.

RISCHIO DI CAMBIO

Investire nei mercati emergenti espone al rischio di cambio. Tuttavia, con un dollaro stabile o debole, la situazione tende ad essere favorevole ai paesi in via di sviluppo. Infatti, molti di essi, che hanno contratto ingenti debiti in dollari negli scorsi anni, potranno pagare minori interessi grazie alla debolezza del biglietto verde. Un trend, quest’ultimo, agevolato sia da un forte deficit fiscale USA, che si prevede sarà pari a -9,9% nel 2021, e sia da un aumento record dell’offerta di moneta a seguito delle misure di stimolo su larga scala messe in campo da Washington.

MOLTE VALUTE ASIATICHE VANTANO SOLIDI FONDAMENTALI

“Molte valute asiatiche vantano solidi fondamentali. Le valute più deboli, invece, rendono le esportazioni più competitive, fattore che ha aiutato queste economie ad assorbire alcuni degli shock dovuti all’emergenza sanitaria. Ha inoltre irrobustito i saldi commerciali, il che storicamente è un fattore positivo per le future performance valutarie. Tuttavia, il rischio permane in paesi con fondamentali più deboli e ampi deficit fiscali come la Turchia, il Sudafrica e il Brasile: in questi casi la performance resta volatile”, conclude il Team Investimenti di Fineco Asset management.

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