Anche il settore bancario punta sull’ecosostenibilità

Svolta green
di Leo Campagna 7 Gennaio 2021 - 18:32

Secondo Romain Miginiac (GAM Investments), ora che il settore bancario vanta una governance più solida, l’attenzione delle autorità di controllo e regolamentazione è rivolta alle questioni ambientali

Il settore bancario europeo è stato in grado di assorbire la profonda recessione provocata dalla pandemia continuando a sostenere i clienti e l’economia. Le banche oggi fungono da cuscinetto, non da amplificatore, degli shock economici. Questa profonda trasformazione rispetto alla grande crisi finanziaria è il frutto di Basilea III, l’insieme delle norme introdotte dalle autorità di controllo che hanno permesso di rafforzare il settore bancario in previsione di eventuali shock esterni e di nuovi scenari di stress senza ricorrere ai soldi pubblici.

RAFFORZATI I REQUISITI DI CAPITALE E DI LIQUIDITÀ

“Grazie alle nuove norme è stato possibile potenziare i requisiti di capitale e di liquidità, le procedure di vigilanza e di gestione del rischio, nonché migliorare la trasparenza e la divulgazione delle informazioni. Le nuove disposizioni hanno costretto le banche a ridurre il rischio nelle operazioni di trading e di prestito, liberandosi degli asset più rischiosi e a ridimensionare le operazioni finanziarie più a rischio, a fronte di un aumento del capitale obbligatorio. Un contesto nel quale la governance è diventata un elemento positivo per i profili di credito bancari, rendendolo uno dei settori più solidi”, spiega Romain Miginiac, CFA, Head of Research per le strategie Credit Opportunities di GAM Investments.

UNA GOVERNANCE PIÙ SOLIDA

Ora che il settore bancario vanta una governance più solida, l’attenzione delle autorità di controllo e regolamentazione è rivolta alle questioni ambientali. Il rischio climatico espone i portafogli impieghi delle banche a due aree di potenziale vulnerabilità: quella relativa al cambiamento climatico (per esempio, mutui ipotecari in aree a rischio di alluvione) e quella riguardante le esposizioni correlate ai prestiti alle imprese in settori a rischio (energia, trasporti, ecc.). Inoltre, come sottolineato da Christine Lagarde, presidente della Bce, il cambiamento climatico è una priorità per la banca centrale europea.

DAL PUNTO DI VISTA DELL’OBBLIGAZIONISTA

L’impegno, dal punto di vista dell’obbligazionista, riguarda principalmente l’informativa, i piani di azione e la ripartizione del capitale. Occorre incrementare la trasparenza sull’intensità di carbonio dei portafogli di impieghi bancari e del rischio climatico correlato. Le banche, inoltre, devono illustrare come intendono affrontare il rischio climatico nella loro attività (prestiti compresi). “La Bce e l’Autorità di regolamentazione prudenziale (PRA) britannica, in particolare, inseriranno il rischio climatico negli stress test futuri: verranno penalizzati gli istituti con un rischio climatico elevato mentre si incoraggerà il finanziamento dei settori più attenti all’ambiente”, fa sapere Miginiac secondo il quale anche la clientela bancaria eserciterà pressioni affinché gli istituti si attivino per ridurre il proprio rischio climatico.

NUOVI PRODOTTI DI CREDITO “VERDI”

I primi effetti nell’erogazione dei prestiti sono già visibili sia nell’orientamento a ridurre quelli alle imprese più inquinanti, e sia nei nuovi flussi di credito. “Per esempio, sono nati nuovi prodotti di credito “verdi”, con agevolazioni per le imprese che finanziano progetti che hanno un impatto positivo sull’ambiente. Inoltre i mutuatari che finanziano immobili ad alta efficienza energetica possono beneficiare di tassi scontati da parte di diversi istituti europei”, specifica il manager di GAM Investments.

UNA VALUTAZIONE PIÙ PUNTUALE DELLE BANCHE

Grazie alla diffusione di queste iniziative si potrà garantire una migliore informativa sui rischi climatici e, in parallelo, consentire una valutazione più puntuale delle banche sulla base degli obiettivi prestabiliti. “Ora che il profilo di credito delle banche è solido, le autorità di vigilanza possono concentrarsi sul ruolo del settore nel finanziamento dell’economia verde. Sarà possibile disporre di informative più accurate e assicurare un maggiore impiego dei capitali nella green economy con la contestuale riduzione graduale dei prestiti ai settori con un uso più intensivo del carbonio”, conclude l’ Head of Research per le strategie Credit Opportunities di GAM Investments.

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