Capital Group: le aziende su cui puntare nell’era della ri-globalizzazione

Prospettive commerciali
di Virgilio Chelli 24 Novembre 2020 - 7:45

Le tensioni commerciali e il Covid spingono verso un ripensamento delle catene di fornitura globali di cui possono beneficiare molte multinazionali agili e innovative, come Tesla, TSMC, Keyence e Honeywell

La globalizzazione è stata il principale motore dell’aumento della ricchezza globale per un lungo periodo ma le prospettive di un’ulteriore integrazione globale sono diventate meno certe. Le tensioni commerciali globali insieme al Covid-19 hanno messo in luce le vulnerabilità di interdipendenze efficienti ma fragili, con la possibilità di invertire il modello di delocalizzazione che è stato un pilastro della globalizzazione. Ma ci sono molte aziende multinazionali che possono beneficiare di un potenziale ripensamento delle catene di fornitura, perché ben posizionate per prosperare nel nuovo paradigma in quanto sufficientemente agili, innovative e capitalizzate per poter replicare il loro ecosistema produttivo in nuove geografie.

REVISIONE DELLE CATENE DI FORNITURA

Lo sottolinea in un’analisi Steven Smith, Investment Director di Capital Group, che rileva il trend alla contrazione del commercio globale a cui si sono aggiunti gli effetti del Covid-19, che ha avuto un effetto catastrofico sulla produzione e sul commercio globale, che secondo una recente previsione del WTO potrebbe diminuire tra il 13% e il 32% nel 2020, a seconda della durata della pandemia e dell’efficacia delle risposte politiche. Per questo governi e imprese stanno rivedendo i meriti delle catene di fornitura globali che fanno largo uso della delocalizzazione, anche in considerazione dell’emergere di protezionismi e barriere agli scambi.

LA GLOBALIZZAZIONE CAMBIA FORMA

Ma, sostiene Smith, invece di segnare il picco della globalizzazione, potremmo in realtà trovarci di fronte ad un punto di inflessione dal quale la globalizzazione cambia forma, guidata dalle circostanze sviluppate di recente. L’esperto di Capital Group chiama questo trend “multilocalizzazione” delle catene di fornitura, che può aiutare le aziende ad essere più veloci e più allineate ai mercati finali, pur essendo meno esposte alle controversie commerciali transfrontaliere. Smith fa l’esempio di Tesla, che recentemente aperto la Shanghai Gigafactory, prima fabbrica di auto di proprietà straniera in Cina, impiegando solo 168 giorni per passare dai permessi a uno stabilimento finito.

TESLA PRODUCE SEMPRE PIÙ IN CINA

Oggi poco più del 30% dei pezzi della Model 3 di fabbricazione cinese sono di provenienza locale, ma si prevede che con la continua integrazione verticale potrebbe arrivare fino al 100%. Molti fornitori cinesi di veicoli elettrici e componenti beneficeranno di questo ecosistema, a dispetto della tradizionale narrativa delle relazioni Usa-Cina. Tesla ha inoltre ottenuto un’esenzione dall’imposta sulle vendite del 10% sulle automobili, che in genere è garantita solo ai veicoli elettrici prodotti da aziende cinesi. E Elon Musk ha recentemente affermato che “il vantaggio sostenibile a lungo termine di Tesla sarà la produzione”.

TSMC SBARCA IN ARIZONA

Smith fa poi il caso di TSMC, leader mondiale nei semiconduttori con oltre il 50% di quota di mercato che arriva all’80% nei prodotti più avanzati. TSMC ha costruito un formidabile vantaggio investendo e sviluppando con successo il suo primato tecnologico su larga scala, e sebbene la stragrande maggioranza della produzione sia attualmente a Taiwan, ha recentemente annunciato l’apertura di un impianto da 12 mld di dollari in Usa, Arizona, con l’obiettivo di avviare la produzione nel 2024, attratta da significativi incentivi governativi. Gli Usa stanno infatti cercando di riaffermarsi come attore importante nei semiconduttori, dopo essere scivolati al quarto posto al mondo con una quota di mercato del 12,8%, dietro a Taiwan, Corea e Giappone e solo leggermente davanti alla Cina.

KEYENCE LEADER DELL’AUTOMAZIONE

Smith sottolinea anche il ruolo giocato in questo trend dall’automazione industriale, con i leader del campo in una posizione di forza per trarne vantaggio. L’esperto di Capital Group cita Keyence, principale produttore globale di sensori, strumenti di misura, sistemi di visione e altri componenti cruciali per l’automazione industriale, con forti vantaggi competitivi. Il mercato totale a cui si rivolge è indefinitamente ampio, mentre l’azienda ha significative opportunità fuori del mercato nazionale giapponese, che rappresenta ancora il 47% del suo fatturato.

HONEYWELL CERCA MARGINI PIÙ ELEVATI

Un altro nome citato da Smith è quello di Honeywell, industria diversificata, tradizionalmente nota per l’aerospaziale e le tecnologie per l’edilizia, che si sta ora sta concentrando sulle vendite di software e soluzioni con margini più elevati, allontanandosi dal passato di industria pesante e diventando sempre più un’azienda tecnologica. Honeywell genera ora un quarto dei ricavi da soluzioni di processo e produttività, che comprendono attrezzature per l’automazione della catena di fornitura e del magazzino e software per la raccolta dati.

NUOVA OPPORTUNITÀ PER PROSPERARE

In conclusione, l’esperto di Capital Group sottolinea che una caratteristica distintiva di tutte le società citate è quella di essere multinazionali temprate e di grande esperienza, con una portata sia globale che locale. E mentre molti investitori si interrogano sul futuro della globalizzazione, anche alla luce delle crescenti tensioni commerciali e degli impatti di Covid-19, Capital Group considera questa nuova era di ri-globalizzazione come un’opportunità per queste aziende di prosperare.

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