Capital Group: “Il Covid è una grande occasione per l’innovazione sanitaria”

La medicina del futuro
di Matia Venini 15 Ottobre 2020 - 7:45

Cheryl Frank, gestore di portafoglio azionario di Capital Group, traccia un orizzonte da qui al 2030: “Telemedicina, diagnostica domestica e fornitura di farmaci consentiranno di curare quasi tutto da casa”

Se la situazione di stallo mondiale a causa della pandemia di Covid-19 rende difficile pensare a un orizzonte di largo respiro, Cheryl Frank, gestore di portafoglio azionario di Capital Group, prova a lanciare uno sguardo da oggi ai prossimi dieci anni. Perché se è vero che ora tutti gli sforzi sono concentrati sulla ricerca di un vaccino e su nuovi metodi per contrastare il coronavirus è altrettanto vero che questa può essere un’importante opportunità per le aziende del settore sanitario per innovarsi.

UN’OCCASIONE UNICA

“Non c’è mai stato un momento più entusiasmante nel campo dell’assistenza sanitaria. L’ultima volta che ci siamo andati vicino è stata circa 20 anni fa, quando è stato sequenziato per la prima volta il genoma umano”, dice Frank. “La pandemia e la corsa allo sviluppo di un vaccino per il Covid-19 evidenziano l’importante ruolo dei farmaci nelle nostre vite, ma l’ondata di innovazione che sta attraversando il settore sanitario va ben oltre le industrie farmaceutiche e biotecnologiche”.

LA MAPPATURA DEL GENOMA

La mappatura del genoma è stato sicuramente un passo importante, che ha portato a notevoli progressi. Molte aziende farmaceutiche e biofarmaceutiche come Merck, Keytruda e Gilead Sciences hanno investito grandi capitali nello sviluppo di trattamenti basati sui geni per curare vari tipi di cancro, come quello alla vescica e il melanoma. “I costi notevolmente ridotti e gli sviluppi scientifici hanno contribuito a una crescita fenomenale nella ricerca e nello sviluppo della scienza medica”, afferma il gestore di portafoglio azionario di Capital Group. “Ora assistiamo a tassi di sopravvivenza libera da progressione senza precedenti per molti tipi di cancro”.

LE NUOVE TECNOLOGIE

In questo senso sta giocando un ruolo fondamentale il progresso tecnologico. “Maggiore connettività e intelligenza artificiale stanno contribuendo ad accelerare lo sviluppo delle terapie”. Per Cheryl Frank “molti tipi di cancro potranno essere curati in modo efficace entro il 2030. Stiamo già utilizzando strumenti sofisticati che prevedono il comportamento delle molecole e riducono la necessità di crearne altrettante. E pensiamo che in futuro useremo i dati in modo più efficace per identificare quali pazienti trarranno maggior vantaggio dalle terapie sviluppate”.

NON SOLO USA

La crescita del settore ricerca e sviluppo non coinvolge più solo gli Stati Uniti, da sempre leader mondiale nell’innovazione in questo ambito: “Ci si aspetta lo sviluppo di molti farmaci di successo globale dalla Cina entro il 2030. Prevediamo che cominceranno a produrre nuovi farmaci per il cancro entro cinque o dieci anni e li venderanno a un decimo del costo negli Stati Uniti”.

LA DIAGNOSTICA

Cheryl Frank sottolinea anche gli importanti progressi compiuti nel campo della diagnostica, negli ospedali e negli studi medici ma non solo: “I dispositivi per la diagnostica domestica, inclusi quelli per il monitoraggio continuo del glucosio, le pompe per l’insulina, i loop recorder ECG impiantabilI e i dispositivi per le apnee notturne connessi, consentono sempre più ai medici di monitorare i pazienti da remoto”.

LA TELEMEDICINA

Una pratica, quella di farsi curare da casa, che grazie alla pandemia ha preso sempre più piede. “La tendenza alla telemedicina probabilmente resisterà”. Il gestore di portafoglio azionario di Capital Group è convinto: “Crediamo che la combinazione di telemedicina, diagnostica domestica e fornitura di medicinali a domicilio consentirà di curare quasi tutto da casa”. Negli Stati Uniti poi, questa pratica potrebbe aiutare i pazienti a fronteggiare il continuo aumento dei costi dell’assistenza sanitaria: “La crescita della telemedicina e i vasti miglioramenti nella qualità delle informazioni a disposizione dei pazienti potrebbero determinare un cambiamento nella natura delle cure”.