Selezione degli emittenti e cambiamento climatico: come scegliere i migliori

Valutare il rischio
di Leo Campagna 29 Settembre 2020 - 16:27

Gli esperti di Aberdeen Standard Investments si focalizzano sugli emittenti del settore data centre che stanno riducendo proattivamente le loro emissioni nocive, un aspetto fondamentale per valutare il rischio di credito

Gli investitori dovrebbero essere preoccupati per i 47 miliardi di dollari di obbligazioni emesse da proprietari di centri dati? È la domanda che si sono posti gli esperti di Aberdeen Standard Investments alla luce del fatto che, se nel 1992, il mondo consumava 100 gigabyte di dati al giorno, 10 anni dopo lo stesso quantitativo veniva processato ogni secondo. I data centre sono edifici nei quali sono attivi migliaia di server che elaborano enormi quantitativi di dati, li connettono alla rete Internet e consumano ingenti flussi di energia, che tendono ad essere ancora maggiori al fine di evitare che le apparecchiature si surriscaldino.

NUMEROSE FONTI DI CRESCITA PER IL FUTURO

Certo i proprietari di centri dati possono vantare le numerose fonti di crescita per il futuro: un maggiore uso del cloud computing, il 5G, un aumento della qualità e della quantità dello streaming video, l’Internet delle cose (IoT), una maggiore adozione degli smartphone su scala globale, l’intelligenza artificiale (AI) e i veicoli a guida autonoma. Ma le previsioni di crescita esponenziale dei dati proiettano le emissioni dei data centre nel prossimo periodo al di sopra di quelle del settore aereo. Entro il 2030, secondo Anders Andrae di Huawei, rappresenteranno qualcosa come l’8% della domanda di elettricità globale, in un contesto in cui si cerca di ridurre il consumo energetico e le emissioni di gas serra.

LA LEGGE DI KOOMEY

Tuttavia, un maggiore consumo di dati non corrisponde necessariamente a un maggiore consumo di energia. La Legge di Koomey, dal nome dal professore di Stanford che ha pubblicato un lavoro sul tema, afferma che l’intensità energetica di un gigabyte di dati forniti tramite centri dati si dimezza ogni due anni. Una conferma giunge da Google, i cui centri dati utilizzano la stessa quantità energia elettrica che impiegavano cinque anni fa offrendo attualmente sette volte la potenza di elaborazione. Una tendenza sempre più radicata, sia tra i produttori di attrezzature che tra gli operatori di centri dati, già abituati a risparmiare energia allo scopo di ridurre i costi e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dei loro clienti grazie anche al crescente ricorso all’energia rinnovabile.

QUESTO DOVRÀ ESSERE IL DECENNIO DEL CAMBIAMENTO

Con questa consapevolezza, Digital Realty, l’unica società di centri dati che ha emesso obbligazioni verdi, ha spostato l’intero portafoglio europeo verso fonti di energia rinnovabile e si è posta l’obiettivo di metterle a disposizione dei clienti in tutti i 275 centri dati che possiede. Equinix, che gestisce oltre 200 centri dati, è stata in grado di passare da un 33% di energia rinnovabile (un livello simile a quello di Digital Realty) all’attuale 92%. “Gli scienziati ribadiscono che questo dovrà essere il decennio del cambiamento, alla luce anche del fatto che la crescente preoccupazione delle persone a livello internazionale ha spinto il problema del cambiamento climatico in cima all’agenda di molti investitori e policymaker”, sottolineano i professionisti di Aberdeen Standard Investments.

IDENTIFICARE GLI EMITTENTI VIRTUOSI

La vita residua media delle obbligazioni delle società attive nel settore dei centri dati è superiore a sei anni, con alcune emissioni trentennali. Un lungo arco di tempo nel quale clienti, investitori e autorità di regolamentazione eserciteranno la loro influenza per l’abbandono dei combustibili fossili. “Identificare gli emittenti che stiano già oggi riducendo in modo proattivo le loro emissioni è fondamentale per gli investitori obbligazionari che valutano il rischio di credito”, concludono gli esperti di Aberdeen Standard Investments.

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