Investimenti, la tolleranza al rischio sarà messa alla prova

Outlook azionario
di Virgilio Chelli 31 Luglio 2020 - 15:50

AllianceBernstein consiglia di gestire l’esposizione azionaria per il resto del 2020 preparandosi ad accettare volatilità e tenendo ben fermi gli obiettivi strategici

Dopo il forte rimbalzo del secondo trimestre, sostenuto dalle ingenti misure di sostegno monetario e fiscale e dai progressi nella lotta contro il coronavirus, le azioni globali nella parte restante del 2020 dovranno affrontare nuovi rischi, mentre imprese e nazioni contano i danni della pandemia e contemplano la minaccia di una seconda ondata di contagi. Nel secondo trimestre le azioni statunitensi hanno archiviato i risultati migliori nell’universo dei mercati sviluppati, ma il rimbalzo ha suscitato emozioni contrastanti, con gli investitori rassicurati comunque dal fatto che la correzione sia stata transitoria.

RALLY ASIMMETRICO E RISCHI CRESCENTI

Ora un commento a cura di Christopher Hogbin, Head of Equities presso AllianceBernstein, titolato “Il rally asimmetrico delle azioni e i crescenti rischi di mercato”, fa il punto nave dei mercati a cinque mesi dalla fine dell’anno, sottolineando che i rischi comunque abbondano e che un aumento del numero di casi di COVID-19 può innescare rapidamente una correzione. Anche se i dati macro stanno migliorando, rileva l’esperto della grande casa americana, l’economia globale è alle prese con la recessione più grave della storia moderna, e non sono affatto da escludere amare sorprese per quanto riguarda risultati societari e rendimenti azionari.

LE PEGGIORI PAURE SI SONO MOSTRATE INFONDATE

Secondo Hogbin, le azioni sono andate particolarmente bene nel secondo trimestre perché le peggiori paure degli investitori si sono dimostrate infondate, infatti un crollo marcato e globale o anche una depressione prolungata sembrano ormai eventualità improbabili, grazie alla rete di protezione stesa da governi e banche centrali: i tassi resteranno a livelli storicamente ridotti ancora per alcuni anni, riducendo ulteriormente l’attrattiva dei titoli di Stato, mentre vengono schiacciati verso il basso anche i tassi di sconto che gli investitori utilizzano per valutare i cash flow futuri delle società, il che ne aumenta ancor di più il valore corrente.

LA FIDUCIA NON È STATA OMOGENEA

Ma la fiducia degli investitori non è stato omogenea, molte azioni del comparto tecnologico hanno continuato a guadagnare terreno grazie anche al lockdown, i settori ciclici hanno sovraperformato quelli difensivi, ma i finanziari hanno continuato ad arrancare per effetto dei tassi bassi e del maggiore rischio di default aziendali, con le azioni value, tra cui rientra un buon numero di banche, hanno confermato la sottoperformance rispetto alle azioni growth, che staccano di un ampio margine.

LA DISPERSIONE STA CREANDO NUOVE DISTORSIONI

E proprio l’ampia dispersione dei rendimenti in diverse aree, rileva l’esperto di AllianceBernstein, sta creando nuove distorsioni, vedi il caso dell’indice Russell 1000 Growth, in cui soli cinque titoli rappresentano ben il 36,9%, mentre negli indici di riferimento complessivi globali gli stessi titoli rappresentano una ponderazione combinata più ampia di qualsiasi singolo mercato nazionale singolo, a eccezione degli Stati Uniti. Una conseguenza è che le azioni statunitensi attualmente costituiscono il 66% dell’MSCI World, rispetto al 30% appena di tre decenni fa.

IN PASSATO NON SONO MANCATI I PROBLEMI

Questo costituisce un problema, spiega Hogbin, perché la storia passata mostra che livelli estremi di concentrazione in un ristretto insieme di titoli ha in genere subito un’inversione, e se alcune delle odierne mega-cap dovessero sottoperformare, gli investitori che replicano un benchmark o che hanno una forte propensione per questi titoli potrebbero ritrovarsi particolarmente esposti.

ATTENZIONE ALLE VALUTAZIONI ECCESSIVE

Secondo l’esperto di AllianceBernstein anche le valutazioni sono un altro elemento di preoccupazione: le azioni americane sono molto più costose del solito in confronto al resto del mondo sviluppato, e anche se molte azioni USA offrono un buon potenziale di rendimento, le attuali valutazioni elevate riducono inevitabilmente il ritorno a lungo termine che gli investitori possono aspettarsi.

GUARDARE OLTRE IL 2020

L’analisi di AllianceBernstein dice che ora gli investitori devono prepararsi ad affrontare possibili nuove sorprese legate al rischio coronavirus che persiste, mentre molte società hanno sospeso la guidance provocando una dispersione incredibilmente ampia delle previsioni. Per questo gli investitori dotati di profonda conoscenza di settori e società si troveranno avvantaggiati, potendo anche identificare le imprese più vulnerabili al lockdown. Investire ai tempi del COVID-19 richiede anche la capacità di guardare oltre il 2020 e sviluppare previsioni a lungo termine, tenendo conto fattori come il cash flow, l’andamento dei default, instaurando se possibile un dialogo diretto con i management per stabilire quali società prendono decisioni strategiche valide e discernere i vincitori dai vinti di domani.

TRE CONSIGLI ALL’INVESTITORE

Di qui tre suggerimenti che AllianceBernstein raccomanda agli investitori: accettare che la volatilità continuerà a essere un tratto distintivo dei mercati evitando però che sconvolga gli obiettivi strategici, definire la propria tolleranza al rischio e diversificare di conseguenza le esposizioni, verificare le esposizioni regionali e stilistiche per accertarsi che non vi siano allocazioni eccessivamente vulnerabili o valutazioni troppo elevate che potrebbero registrare una brusca inversione.

EVITARE I TITOLI VULNERABILI AL RITORNO DEL VIRUS

In conclusione, l’analisi di AllianceBernstein sottolinea che nel secondo trimestre i mercati azionari hanno mostrato di essere in grado di reagire se possono contare su un adeguato supporto esterno, ma ha anche evidenziato dinamiche di performance tutt’altro che uniformi. Ora, con la crisi che continua a evolversi, bisogna evitare le società più vulnerabili e identificare quelle con una buona capacità di tenuta, al fine di generare rendimenti a lungo termine in un mercato che potrebbe continuare a evidenziare un’ampia dispersione dei risultati, sia nella fase di recessione che di ripresa.