Recovery Fund, quali effetti sull’obbligazionario europeo?

Accordo storico
di Virgilio Chelli 28 Luglio 2020 - 21:00

Secondo di J.P. Morgan Asset Management l’accordo sul Recovery Fund è una svolta storica, ma non è sbagliato monetizzare qualche guadagno sul reddito fisso per cogliere opportunità a settembre

L’accordo raggiunto sul Recovery Fund rappresenta una rara dimostrazione di convergenza dell’Unione Europea e rappresenta un un traguardo straordinario, anche se non si può parlare ancora di unione fiscale. Grazie all’accordo, raggiunto prima del previsto, il rischio estremo di uno smembramento dell’Eurozona è fuori discussione e ora il giudizio degli investitori sugli spread dei Paesi periferici è decisamente positivo. Ma, a livello tattico, potrebbe essere prudente monetizzare in parte i guadagni dato il forte recupero del mercato, creando spazio per sfruttare eventuali opportunità derivanti da un aumento delle emissioni previsto per settembre.

L’IMPORTO COMPLESSIVO È RIMASTO INVARIATO

Sono le conclusioni cui giunge il Bond Bulletin Settimanale del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management, dedicato ad analizzare il significato dell’accordo per i mercati obbligazionari europei. Il Team di J.P. Morgan AM osserva che i termini finali dell’accordo sul Recovery Fund sono stati in qualche modo stemperati rispetto alla proposta iniziale, ma sottolinea che il finanziamento complessivo rimane fermo a 750 mld, circa il 5% del PIL dell’Eurozona con dettagli decisamente positivi: i 390 mld stanziati per i sussidi che rimangono sostanzialmente invariati e la previsione che solo i Paesi che trarrebbero vantaggio dai minori costi di finanziamento dell’UE avrebbero diritto a ricevere i prestiti.

BENEFICI ANCHE PER I PAESI DELL’EST

Secondo le stime del Team di J.P. Morgan AM, nei prossimi quattro anni l’Italia potrebbe ricevere prestiti e sussidi fino al 12% del PIL, mentre anche i Paesi dell’Europa centrale e orientale otterranno vantaggi significativi in quanto il contributo al loro fabbisogno finanziario oscillerà tra il 7 e il 20% del PIL. Il Team di J. P. Morgan AM sottolinea inoltre che l’accordo getta le basi per strumenti quali emissioni e tassazioni congiunte per la gestione di crisi future, indubbiamente una dimostrazione di solidarietà fa sì che l’UE non sembri più vulnerabile come il più debole dei suoi Stati membri bensì forte quanto il suo bilancio aggregato.

SPREAD BTP-BUND TORNATO A LIVELLI PRE-COVID

Grazie all’accordo, gli spread sui titoli di Stato dei Paesi periferici sono quasi tornati ai livelli pre-Covid-19, con lo spread tra BTP e Bund che ha recuperato ai livelli di inizio anno dopo aver toccato il 2,8% a marzo, all’apice della crisi, mentre gli spread spagnoli sono ancora dello 0,2% superiori al minimo del 2020, sebbene l’attuale 0,8% sia di gran lunga inferiore al massimo da inizio anno di 1,5%. Malgrado la forte ripresa, gli spread dei periferici, secondo il Team di J. P. Morgan AM, potrebbero continuare a ridursi grazie al sostegno fornito dalla BCE e dal Recovery Fund, mentre l’enorme quantità di emissioni obbligazionarie necessaria per finanziare il pacchetto farà probabilmente scendere i rendimenti delle obbligazioni core europee che risentiranno delle pressioni dell’offerta.

AUMENTERANNO LE EMISSIONI CON RATING TRIPLA A

Secondo il Team di J.P. Morgan AM, il Recovery Fund influenza in misura significativa l’offerta futura dei titoli di Stato europei, che quest’anno per Italia e Spagna dovrebbe essere leggermente negativa in quanto le emissioni sono più che compensate dagli acquisti della BCE, mentre nel 2021 il beneficio derivante da un’offerta netta negativa sarà anche maggiore e ridurrà l’esigenza di finanziarsi emettendo debito. Il Team di J. P. Morgan AM prevede inoltre che nel più lungo termine aumenteranno le emissioni con rating AAA e che nei prossimi quattro anni l’UE dovrà finanziarsi per circa 850 mld, pari al 40% dell’attuale stock AAA denominati in Euro.

Financialounge - Telegram