Schroders: per i mercati emergenti meglio scegliere un gestore attivo

L'analisi
di Antonio Cardarelli 16 Luglio 2020 - 11:08

Secondo Kirsty McLaren (Schroders) esistono almeno cinque buoni motivi per investire sui mercati emergenti optando per una gestione attiva

Il connubio mercati emergenti-gestione attiva può portare a risultati molto interessanti. Kirsty McLaren, Investment Director, Emerging Market Equities di Schroders, elenca cinque motivi per cui un gestore attivo può davvero fare la differenza quando si parla di investimenti nei Paesi in via di sviluppo. Vediamo quali sono.

CONTINUA EVOLUZIONE

A differenza dei mercati sviluppati, le opportunità nei mercati emergenti sono in continua evoluzione grazie all’apertura ai capitali stranieri e al miglioramento dei regimi operativi e normativi. Lo stesso indice MSCI Emerging Markets è cambiato notevolmente negli ultimi 30 anni. La Cina, per esempio, è passata dallo 0 al 36%, mentre il peso dell’America Latina si è ridotto di oltre il 20%. Secondo McLaren, “la capacità degli investitori attivi di anticipare i cambiamenti dell’indice e di investire fuori da esso può fare la differenza” con i fondi attivi che sono liberi di investire quando ritengono più opportuno.

MERCATI MENO EFFICIENTI

Un altro aspetto rilevante riguarda il “dominio” degli investitori retail nei mercati emergenti, una caratteristica che rende questi mercati meno efficienti e quindi più ricchi di opportunità da cogliere per i gestori attivi. In particolare, secondo l’esperta di Schroders, la scarsa presenza in percentuale di investitori retail – solitamente organizzati e ben informati – rappresenta un fattore positivo per i gestori attivi con un processo di investimento solido basato su una ricerca fondamentale.

DIFFERENZE PROFONDE TRA I PAESI

Il terzo elemento a supporto della gestione attiva nei mercati emergenti, secondo Kirsty McLaren, riguarda l’eterogeneità delle performance. I mercati emergenti sono infatti molto diversi e si trovano in fasi di sviluppo differenti. Basti pensare che includono il Qatar, dove il Pil pro-capite è più alto che negli Usa, e il Pakistan, dove il Pil pro-capite è invece circa un cinquantesimo di quello statunitense. “In questi mercati lo spread dei rendimenti è costantemente ampio. Ciò offre ai gestori attivi opportunità di generare rendimenti superiori alla media”, commenta McLaren.

I FATTORI ESG

Secondo l’esperta di Schroders, i criteri ambientali, sociali e di governance sono oggi più importanti che mai, soprattutto nei mercati emergenti. In un contesto in cui la disclosure su questi temi è ancora bassa e poco regolamentata, i gestori attivi che integrano l’approccio Esg sono avvantaggiati perché in grado di capire le problematiche specifiche e come vengono gestite.

LE PERFORMANCE

Infine, spiega Kirsty McLaren, le performance dei fondi attivi sui mercati emergenti sono migliori. A supporto McLaren cita i dati di Copley Fund Research: su un orizzonte di 5 anni a dicembre 2019, circa due terzi dei gestori attivi hanno sovraperformato rispetto ai prodotti passivi a cui gran parte degli investitori ha accesso, al netto delle fee di gestione istituzionali. “Tuttavia, non è semplice come sembra. È necessario detenere un fondo per più di un anno, preferibilmente tre anni, prima di vedere delle performance affidabili”, aggiunge l’esperta di Schroders.