Brooks Brothers
Il coronavirus manda in crisi l’abbigliamento da ufficio
Pandemia e smart working hanno accelerato la tendenza casual già in atto sui posti di lavoro
13 Luglio 2020 12:36

C’era una volta il completo da ufficio con cravatta abbinata e scarpe coordinate. Tra i tanti cambiamenti provocati dal coronavirus c’è anche quello del modo di vestire. La tendenza alla moda casual, già in atto prima della pandemia, ha subito una fortissima accelerazione. Se si va meno (o mai) in ufficio, non ha molto senso vestirsi di tutto punto per rispettare il dress code, ma ovviamente le catene specializzate nell’abbigliamento da ufficio stanno subendo le conseguenze di questo cambiamento.
Il caso di Brooks Brothers è certamente quello più eclatante, ma molto probabilmente non sarà l’unico. La scorsa settimana lo storico marchio, amatissimo da uomini d’affari e presidenti Usa, ha presentato istanza di fallimento secondo le leggi dello stato del Delaware. Ma il crollo di richieste di abiti per occasioni formali rischia di colpire altri nomi noti del mondo della moda.
Il motivo del calo di richieste si può riassumere in due parole: smart working. Durante la pandemia la maggior parte delle aziende ha permesso ai dipendenti di lavorare da casa. Tranne qualche rarissima eccezione, i lavoratori in smart working hanno preferito abiti comodi e funzionali – anche per “affrontare” riunioni in teleconferenza - quindi meno camicie e molte più magliette o tute. La conseguenza è stata un crollo verticale delle vendite di abiti, pantaloni e camicie solitamente utilizzati per andare a lavorare in ufficio.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, altri marchi oltre Brooks Brothers stanno vivendo una fase di grave difficoltà. Tra questi Ascena Retail Group, che sarebbe pronta a chiudere 1200 negozi sui 2800 in totale presenti tra Stati Uniti e Canada.
Come per altri settori, anche in quello della moda il coronavirus ha avuto la funzione di acceleratore di tendenze in atto da anni. Probabilmente tra 5-10 anni il settore dell’abbigliamento formale sarebbe entrato ugualmente in crisi. Il lavoro da casa non ha fatto altro che anticipare il futuro prossimo, che purtroppo per i marchi della moda da ufficio significa addio a giacca e cravatta.
BROOKS BROTHERS IN BANCAROTTA
Il caso di Brooks Brothers è certamente quello più eclatante, ma molto probabilmente non sarà l’unico. La scorsa settimana lo storico marchio, amatissimo da uomini d’affari e presidenti Usa, ha presentato istanza di fallimento secondo le leggi dello stato del Delaware. Ma il crollo di richieste di abiti per occasioni formali rischia di colpire altri nomi noti del mondo della moda.
TORNADO SMART WORKING
Il motivo del calo di richieste si può riassumere in due parole: smart working. Durante la pandemia la maggior parte delle aziende ha permesso ai dipendenti di lavorare da casa. Tranne qualche rarissima eccezione, i lavoratori in smart working hanno preferito abiti comodi e funzionali – anche per “affrontare” riunioni in teleconferenza - quindi meno camicie e molte più magliette o tute. La conseguenza è stata un crollo verticale delle vendite di abiti, pantaloni e camicie solitamente utilizzati per andare a lavorare in ufficio.
ALTRI GRUPPI IN CRISI
Secondo quanto riportato da Bloomberg, altri marchi oltre Brooks Brothers stanno vivendo una fase di grave difficoltà. Tra questi Ascena Retail Group, che sarebbe pronta a chiudere 1200 negozi sui 2800 in totale presenti tra Stati Uniti e Canada.
CAMBIAMENTI ACCELERATI
Come per altri settori, anche in quello della moda il coronavirus ha avuto la funzione di acceleratore di tendenze in atto da anni. Probabilmente tra 5-10 anni il settore dell’abbigliamento formale sarebbe entrato ugualmente in crisi. Il lavoro da casa non ha fatto altro che anticipare il futuro prossimo, che purtroppo per i marchi della moda da ufficio significa addio a giacca e cravatta.
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