Idee di investimento – Obbligazioni – 25 maggio 2020

idee di investimento
di Leo Campagna 25 Maggio 2020 - 7:02

Il credito sembra ora più attraente delle azioni, con l’high yield interessante per chi vuole ridurre l’esposizione in Borsa. Sullo sfondo i Paesi emergenti restano nel mirino degli istituzionali, mentre qualche gestore punta sul debito italiano

RENDIMENTI INTERESSANTI NEL CREDITO

“Sui mercati azionari i prezzi sono risaliti in maniera importante, rispetto ai minimi di marzo, e i mercati globali non sono così distanti dalle medie storiche”, spiega nell’articolo BlackRock: “Il mondo del credito è più attraente dell’equity” Bruno Rovelli, chief investment strategist di BlackRock Italia. “Abbiamo una delle crisi più importanti della storia, con valutazioni di azioni e obbligazioni che non sono molto distanti dalla media storica e questo ci fa rimanere un po’ più cauti sui mercati azionari”. Per vedere una risalita significativa dai livelli attuali, serve una ripresa dei profitti nei prossimi 6-12 mesi. In questa fase, meglio preferire il credito dei Paesi sviluppati, perché possono sfruttare l’azione dei policy maker. Per Rovelli, sono le asset class dove “ci aspettiamo di vedere rendimenti aggiustati per il rischio migliori nel corso dei prossimi dodici mesi”. La parte più interessante? “Quella che sta a cavallo tra la parte bassa dell’investment grade e la parte alta high yield”, precisa Rovelli, quindi principalmente obbligazioni con rating BBB e BB ma anche B. “Il credito per il momento è più attraente dell’equity – aggiunge il responsabile del team di investimento in Italia di BlackRock – ed è meno dipendente dallo scenario economico”.

HIGH YIELD ATTRAENTE PER CHI VUOL RIDURRE L’ESPOSIZIONE SULLE AZIONI

Per gli investitori multi-asset che privilegiano il reddito e tentano di ridurre il rischio dei propri investimenti azionari, il rendimento minimo al 7,85% sui titoli high yield, secondo il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan AM potrebbe essere allettante anche solo in base al valore relativo, ma con l’ulteriore vantaggio che le cedole sono obbligatorie mentre, come si è già visto, i dividendi azionari possono essere ridimensionati. I flussi inoltre suggeriscono che gli investitori stanno anticipando la Fed prefigurando ulteriori misure di sostegno. Come si legge nell’articolo “Bond: ok anticipare le mosse della Fed, ma serve selezione”, aspettative simili si erano già avverate il 9 aprile quando la Fed aveva comunicato che avrebbe ampliato il sostegno a favore di alcuni segmenti high yield, come i fallen angels declassati dopo il 22 marzo 2020, ma anche gli Etf ad alto rendimento, e oggi l’high yield statunitense ha recuperato più di quanto avesse perso da inizio anno in termini di flussi. Molti investitori continuano a essere comunque attendisti, ed è possibile che non siano ancora rientrati i capitali degli investimenti a lungo termine, detti “sticky money”, che si muovono più lentamente.

ASSET CON DISTRIBUZIONI CEDOLARI FISSE E NON DISCREZIONALI

“Nell’attuale contesto preferiamo gli asset finanziari con distribuzioni cedolari fisse piuttosto che discrezionali e quelli che si trovano a un livello più elevato nella struttura del capitale, ovvero capaci di offrire maggiori probabilità di essere ripagati. Tra questi privilegiamo le obbligazioni societarie di alta qualità, azioni selezionate, i Reit (Real Estate Investment Trust) e le obbligazioni convertibili”, spiegano Ben Popatlal, multi-asset strategist e Dorian Carrell, gestore multi-asset di Schroders. Volendo sintetizzare, sono sostanzialmente quattro gli insegnamenti che si possono ricavare dalla loro analisi, illustrata nell’articolo I quattro suggerimenti di Schroders per proteggere gli investimenti, per investire nell’attuale contesto. In primis è fondamentale adottare un approccio ampio e diversificato al fine di evitare il rischio di concentrazione. In secondo luogo occorre privilegiare asset di alta qualità e leader di mercato, e in terzo considerare la possibilità di risalire la struttura del capitale, privilegiano redditi fissi piuttosto che discrezionali. Infine, ma non per importanza, è indispensabile ampliare l’universo d’investimento a livello geografico e di asset class.

CRESCE L’INTERESSE PER IL DEBITO EMERGENTE

A questo proposito sono interessanti i dati emersi nel terzo Global Fixed Income Study di Invesco che ha coinvolto 159 cio e proprietari di asset obbligazionari di tutto il mondo. Continua a rafforzarsi l’interesse per il debito emergente: tassi di crescita economica superiore a quella dei Paesi sviluppati, rendimenti relativamente interessanti e diversificazione hanno indotto gli investitori a incrementare le allocazioni all’asset class. Tuttavia, il 63% del campione preferisce allocazioni specifiche per i vari Paesi, con la Cina in primo piano. Il colosso asiatico attrae per le incoraggiati prospettive della sua economia e ora sembra offrire vantaggi straordinari in termini di diversificazione e di riduzione delle barriere all’investimento. “Dovendo fare i conti con portafogli ‘core’ dai tassi ai minimi storici, gli investitori nella regione Emea (Europe, Middle East, and Africa) si sono orientati sul debito emergente per rafforzare le fonti di rendimento. Al contrario degli investitori in Nord America che tendono a considerare le obbligazioni dei paesi in via di sviluppo come uno strumento di diversificazione”, afferma nell’articolo I Paesi emergenti tornano ad attirare gli investitori obbligazionari Nick Tolchard, head of Emea, Invesco Fixed Income che poi aggiunge un altro aspetto di rilievo: l’obbligazionario cinese ha rappresentato una delle migliori asset class quest’anno, superato solo dai Treasury Usa.

VISIONE COSTRUTTIVA SUL DEBITO ITALIANO

Intanto Amundi resta “costruttiva” sul debito pubblico Italiano, anche perché offre rendimenti “molto interessanti”, sia rispetto agli altri Paesi periferici dell’Eurozona, sia rispetto al mondo corporate. Gli esperti della casa d’investimento, come illustrato nell’articolo Amundi: “Rimaniamo costruttivi sul debito pubblico italiano”, non temono ulteriori downgrade del merito di credito dell’Italia, che negli ultimi tempi erano legati soprattutto alle possibili decisioni delle agenzie S&P e Fitch, che erano entrambe posizionate con un livello di rating BBB intermedio, vale a dire Investment Grade, una soglia sopra Moody’s, che con il suo basso BBB era a ridosso del livello Junk anche se con un outlook stabile. Gli esperti di Amundi osservano infatti che ora S&P ha confermato la valutazione in occasione dell’ultima review semestrale pianificata, mentre Fitch ha voluto per così dire ‘bruciare i tempi’, anticipando la revisione prevista a luglio per tagliare il rating di un livello, allineandosi a Moody’s anche in termini di outlook, modificato da negativo a stabile.