Dall’emergenza Covid-19 un’occasione irripetibile per cambiare il trasporto aereo

aerei
di Antonio Cardarelli 15 Maggio 2020 - 14:29

Le compagnie in crisi chiedono aiuto ai governi, che potrebbero cogliere l’opportunità di legare i sussidi al taglio delle emissioni di carbonio, spiega David Czupryna di Candriam

Il lockdown globale provocato dal coronavirus ha fatto crollare il traffico aereo. Colpite da gravi crisi finanziarie, quasi tutte le compagnie aeree del mondo stanno chiedendo aiuto ai governi per sopravvivere alla pandemia. E gli stessi governi potrebbero cogliere l’opportunità – storica – di condizionare la concessione dei sussidi alla riduzione delle emissioni di gas serra. A mettere in luce questo aspetto della crisi dei trasporti globale è David Czupryna, Head of ESG Client Portfolio Management di Candriam, che ricorda come il governo austriaco stia già trattando con Austrian Airlines proprio su questo punto.

POSTI DI LAVORO IN PERICOLO

Contando solo i posti diretti, il settore del trasporto aereo dà lavoro a circa 1,9 milioni di persone. Posti di lavoro attualmente a rischio, a causa del più lungo stop dei voli nella storia dell’aviazione civile. In questa vicenda, forse l’unico aspetto positivo arriva dalla riduzione dell’inquinamento. Per la prima volta dal 2009, secondo le stime di Carbonbrief.org, assisteremo a un calo delle emissioni globali di CO2: la riduzione sarà del 5%, la più significativa dal 1950.

LE EMISSIONI DI CO2 DEL TRASPORTO AEREO

“Purtroppo – sottolinea Czupryna – questa riduzione non è strutturale, ma è interamente il risultato delle decisioni politiche di sospendere l’attività economica in tutto il mondo per rallentare la diffusione del virus Covid-19”. L’esperto di Candriam fa il punto sulle emissioni di CO2 generate dal trasporto aereo, pari al 2,5% del totale globale nel 2019 (fonte International Energy Agency), passate da 700 milioni di tonnellate nel 2010 a 900 milioni di tonnellate nel 2018, con un aumento annualizzato del 2,9%.

L’EFFICIENZA ENERGETICA NON BASTA PIÙ

Czupryna sottolinea come, nello stesso periodo, i passeggeri siano aumentati del 51% e solo grazie a un incremento del 3% annuo dell’efficienza energetica le emissioni di CO2 siano cresciute meno rapidamente. Ma nei prossimi anni, secondo molti esperti, tale efficienza potrà migliorare solo dell’1%, mentre i passeggeri continueranno a crescere del 3,5% all’anno (fonte IATA). Anche considerando una crescita dell’utilizzo di bio cherosene, in questo scenario nel 2050 le emissioni di CO2 del traporto aereo arriverebbero a 33mila tonnellate.

BUDGET DI CARBONIO

“Vale la pena spendere quasi il 6% dell’intero budget di carbonio solo per il trasporto aereo?”, chiede Czupryna. Oppure è il caso di rivalutare la ripartizione del consumo di questo budget? Tornando poi alla questione iniziale, ovvero quella degli aiuti di stato alle compagnie aeree, secondo l’esperto di Candriam “forse è tempo di cambiare la struttura dei sussidi” perché “i sussidi cambiano gli incentivi” e ormai è finito il periodo in cui i vettori di bandiera “erano fonte di orgoglio nazionale”.

ALTERNATIVA AI VOLI INUTILI

Se esiste un’alternativa, spiega Czupryna, i viaggi in aereo dovrebbero essere scoraggiati. Per esempio, perché scegliere un volo andata e ritorno Parigi-Marsiglia che “costa” 170 kg di CO2 quando lo stesso viaggio può essere fatto in treno al “costo” di 6 kg di CO2? “Sarebbe sciocco credere che tornare all’incremento dei passeggeri del trasporto aereo che si registrava prima di Covid potrebbe essere compatibile con la prevenzione delle peggiori conseguenze del cambiamento climatico”, spiega l’esperto di Candriam. Per questo, conclude lo stesso Czupryna, gli investitori hanno la responsabilità di assicurare il corretto utilizzo di questo budget di CO2 e i governi “devono creare incentivi e incanalare fondi pubblici verso infrastrutture di trasporto a basse emissioni di carbonio”.