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Idee di investimento - Azioni - 27 gennaio 2020

Nonostante le eccezionali performance del 2019, l’azionario può salire ancora di un 6%-7% quest’anno. Wall Street resta in pole position, ma Giappone ed emergenti potrebbero essere le vere sorprese

di Leo Campagna 27 Gennaio 2020 - 8:20

BORSE DEI PAESI SVILUPPATI: RENDIMENTO POTENZIALE DEL 6-7%


Secondo Nadège Dufossé, Cfa, Head of Asset Allocation di Candriam, il mercato azionario evidenzia ancora interessanti premi al rischio. Per quest’anno, il rendimento dell’azionario dovrebbe includere oltre ai dividendi anche la crescita degli utili per azione (Eps) e la variazione della valutazione delle azioni. In particolare, secondo l’esperta, l’incremento dei profitti dovrebbe essere positivo – sebbene inferiore al 9% del consenso per le azioni dei Paesi sviluppati- mentre il dividend yield – rendimento dei dividendi – è ancorato a un interessante 2-3%. “Ci aspettiamo un rendimento potenziale del 6-7% sui titoli dei Paesi sviluppati (indice MSCI World) e leggermente migliore per i mercati emergenti” rivela Dufossé nell’articolo “Azioni, 2020 ancora in crescita: possibile rendimento del 6-7%”. Specificando tuttavia che tutto ruoterà sulla fiducia che gli investitori accreditano alla crescita futura “che possa derivare dai risultati elettorali statunitensi, dalla ripresa delle tensioni geopolitiche o dai progressi eccessivamente lenti sui progetti europei causando il ritorno di timori tra gli investitori e innescare un calo delle valutazioni azionarie”.

WALL STREET RESTA IL MERCATO AZIONARIO PER ECCELLENZA


Valutazioni relative più interessanti rispetto al mercato obbligazionario e una capacità di generare cassa da parte delle aziende, in particolare durante una fase di accelerazione del ciclo globale sono fattori che rendono i mercati azionari l’asset class ancora da preferire, anche per Alberto Conca, cio di Zest SA. L’esperto, nell’articolo 2020, Wall Street resta il mercato azionario per eccellenza, si dice convinto che la ripresa economica sarà in grado di determinare una revisione positiva delle aspettative di crescita dei profitti aziendali: questo consentirebbe di ridurre i multipli di mercato ma difficilmente potrà generare un forte rialzo dei prezzi in Borsa viste le correnti valutazioni. “In questa situazione Wall Street resta il mercato per eccellenza, sebbene non sia più ‘a buon mercato’ come negli anni passati”, puntualizza Conca. Il quale invita a confrontare i dati di bilancio e patrimoniali delle società azionarie statunitensi con quelle di altri paesi altrettanto competitivi, per verificare come quelle americane evidenzino i migliori parametri. “Di conseguenza, alla luce anche delle positive aspettative per il 2020 dell’economia degli Stati Uniti, le potenzialità dell’investimento in questa area del mondo rimangono certamente positive”, afferma Conca.

AZIONARIO GIAPPONESE E EMERGENTE SEMBRANO ORA I FAVORITI


Intanto dati macro in generale positivi e la buona partenza della stagione delle trimestrali supportano l’attesa di un possibile rimbalzo degli asset a rischio, il che vuol dire – secondo il BlackRock Investment Institute (BII) - sovrappesare l’azionario giapponese e dei mercati emergenti, con uno stile di investimento più bilanciato verso il value. E’ quanto emerge nell’articolo BlackRock: puntare su Giappone ed emergenti per agganciare la ripresa, in cui emerge una visione positiva del BII sugli asset ciclici, sostenuta dall’attesa di recupero del commercio e della attività manifatturiera globali. BlackRock vede infatti prima una stabilizzazione e poi una graduale ripresa della crescita globale nei prossimi 6-12 mesi, sostenuta anche dalle favorevoli condizioni finanziare create dalle banche centrali. Il ‘GPS’ di BlackRock, che visualizza dove si posizionano le previsioni sul PIL nell’orizzonte di tre mesi, indica che la crescita globale dovrebbe accelerare leggermente in corso d’anno, un ambiente positivo per gli asset ciclici dei mercati emergenti, sottolinea BlackRock. Le stesse dinamiche dovrebbero supportare l’azionario giapponese, data la natura orientate all’export dell’economia nipponica, a cui danno sostegno anche uno yen indebolito, ai minimi contro dollaro da metà 2019, una Bank of Japan che non toccherà la politica monetaria super rilassata e un governo di Tokyo che si prepara a un potente stimolo fiscale.

GIAPPONE, LE VALUTAZIONI SONO MOLTO INTERESSANTI


A proposito di Giappone, Daisuke Nomoto, responsabile azioni giapponesi di Columbia Threadneedle Investments, nell’articolo Perché il Giappone torna interessante per l’investitore in azioni sostiene che ora vi sono diverse ragioni per tornare a essere ottimisti sulle azioni giapponesi nel 2020. Secondo l’esperto la Borsa di Tokyo dovrebbe aver scontato già gran parte dei rischi di ribasso legati ai negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina, il cui esito favorevole eserciterebbe un impatto nettamente positivo sul mercato azionario giapponese, fortemente orientato al ciclo economico. Inoltre le valutazioni attuali delle azioni nipponiche appaiono molto interessanti, sia in termini di rapporto prezzo/valore contabile sia in termini di rapporto prezzo/utili, in quanto ai livelli attuali sono tra le più sottovalutate dei mercati sviluppati. Nota finale suggerita da Columbia Threadneedle le Olimpiadi del 2020 che si terranno in Giappone, un fattore che l’investitore non deve sottovalutare.

PROSPERARE INDIPENDENTEMENTE DALLE PREVISIONI DI MERCATO


Infine, ma non certo per importanza, vale la pena segnalare l’articolo Amazon, Alibaba e Nike: il potere di fare il prezzo aiuta le azioni, nel quale viene spiegato come le aziende che hanno il potere di determinazione dei prezzi (pricing power) siano in grado di prosperare indipendentemente dalle previsioni di mercato. Si tratta di società innovative e ben gestite, capaci di adattarsi ai diversi contesti di mercato e che in virtù di questa loro prerogativa riescono a crescere. “Un esempio è il settore dei semiconduttori. In passato è stato caratterizzato da un numero elevato di concorrenti esposti a cicli di espansione e contrazione volatili mentre attualmente vede attive una rosa ridotta di compagnie specializzate nella produzione di chip, tra cui Taiwan Semiconductor e Intel, che godono di una relativa solidità”, spiega Martyn Hole, investment director di Capital Group. Il quale poi nell’articolo cita anche i casi di Nike, Adidas, Amazon e Alibaba.
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