Nel 2020 mercati emergenti pronti ad accelerare

Legg Mason
di Redazione 9 Dicembre 2019 - 19:00

Secondo Western Asset (Legg Mason) nel 2020 i mercati emergenti sono pronti a scattare grazie al differenziale di crescita rispetto ai mercati sviluppati. Ma occorre prestare attenzione ai fattori ciclici di breve termine

Negli ultimi anni la performance dei mercati emergenti è stata piuttosto altalenante sulla scia di un contesto globale meno favorevole rispetto al passato, sul quale hanno influito i crescenti rischi in ambito commerciale e geopolitico. Ciò ha reso indispensabile da parte degli investitori una maggiore attenzione ai fattori ciclici di breve termine.

INTEGRARE L’ANALISI FONDAMENTALE CON I DRIVER DI BREVE TERMINE

Questo non significa abbandonare l’analisi dei fondamentali di lungo periodo che resta comunque un pilastro del processo di investimento, quanto piuttosto che occorre integrarla con una valutazione dei driver tecnici e ciclici in modo da ottimizzare l’andamento dell’investimento in vista delle oscillazioni che periodicamente gli asset dei mercati emergenti sperimentano.

DUE CONSIDERAZIONI DA FARE

“Sono almeno due le considerazioni che possiamo fare in relazione agli investimenti in paesi emergenti: la necessità di valutare i singoli emittenti e l’importanza di saper navigare nelle mutevoli correnti globali” fa sapere Chia-Liang Lian, Head of Emerging Markets Debt di Western Asset (affiliata Legg Mason). Relativamente al primo aspetto, il fatto che all’interno del benchmark ci siano oltre 75 stati consente alla gestione attiva basata sui fondamentali una selezione proficua. Per quanto riguarda invece la gestione dei rischi a breve termine una delle possibilità consiste nell’adottare spostamenti tattici mirati – in particolare con la copertura sul cambio – in modo da attenuare le fluttuazioni del portafoglio.

IL DIFFERENZIALE DI CRESCITA È DESTINATO AD ALLARGARSI NEL 2020

Più in generale, per gli investitori è importante sapere che il differenziale di crescita tra mercati emergenti e mercati sviluppati è destinato ad allargarsi nuovamente a partire dal 2020. In base alle recenti stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la crescita dei mercati emergenti dovrebbe spingersi l’anno prossimo al +4,6%, il valore più alto degli ultimi tre anni. Inoltre, non meno importante, il rischio di inflazione risulta depotenziato in tutti i paesi in via di sviluppo: aspetto peraltro puntualmente riflesso dai rendimenti reali – cioè al netto dell’inflazione – che si aggirano attualmente sui 170 punti base (+1,70%) in più rispetto a quelli dei mercati sviluppati.

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LE PREFERENZE A RUSSIA, INDONESIA E A SELEZIONATI PAESI DEL GOLFO

“In tutti i casi le nostre preferenze vanno a specifici paesi caratterizzati da fondamentali e istituzioni solide, nei quali la flessibilità della politica monetaria e le riforme strutturali dovrebbero propiziare un rimbalzo della crescita” puntualizza Chia-Liang Lian, indicando Paesi quali Russia e Indonesia, alcuni emittenti selezionati nell’area del Golfo e, in modo selettivo e in ottica di diversificazione, anche l’universo delle obbligazioni societarie.

I RISCHI? NON SOLO TENSIONI GEOPOLITICHE E COMMERCIALI

Per contro, l’esperto non nasconde anche i potenziali pericoli che potrebbero generare venti contrari alla crescita dei mercati emergenti. Tra questi non soltanto le incertezze macro globali, soprattutto se le tensioni commerciali dovessero riacutizzarsi, e i rischi derivanti dall’escalation dei disordini sociali e delle questioni geopolitiche. Ma anche una performance dei mercati statunitensi molto superiore a quella degli emergenti. “In questo caso la Federal Reserve potrebbe assumere una politica monetaria più restrittiva aumentando i tassi USA con conseguenti ricadute negative sull’ingente debito in dollari dei paesi in via di sviluppo” conclude Chia-Liang Lian.