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Borsa, il caso Bio-on spaventa gli investitori: quanto è sicuro il listino AIM?

L’inchiesta che ha coinvolto la società bolognese di bioplastiche, ora sospesa a tempo indeterminato dalle contrattazioni, accende i dubbi sulla sicurezza delle verifiche relative alle società quotate sul listino dedicato alle piccole e medie imprese

di Chiara Merico 24 Ottobre 2019 12:00

L’inchiesta su Bio-on è arrivata come una vera doccia fredda per il listino AIM, quello destinato alle piccole e medie imprese di Borsa Italiana, che a inizio settimana aveva portato le migliori società del suo parterre in roadshow a Londra per la STAR Conference.

TITOLO SOSPESO A TEMPO INDETERMINATO


La vicenda dell’azienda bolognese di bioplastiche, sospesa a tempo indeterminato dalle quotazioni dopo l’indagine che ha portato a tre misure cautelari per i suoi vertici, ha gettato un’ombra sull’intero listino, che proprio in questi giorni festeggia il decennale: a fine settembre AIM Italia contava 130 società quotate, con una capitalizzazione complessiva pari a 6,7 miliardi di euro e una capitalizzazione media di 53 milioni.

UN UNICORNO FUORI SCALA


Un dato che rende ancora più evidente quale fosse il peso specifico di Bio-on sull’intero listino: l’azienda, prima del crollo degli ultimi mesi, era infatti arrivata a capitalizzare oltre un miliardo di euro, quasi un quinto del totale dell’AIM. Nessun’altra società era stata protagonista di un’evoluzione così veloce, sia in negativo sia in positivo: sull’AIM Italia infatti l’88% delle quotate capitalizza meno di 100 milioni di euro.

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MERCATO NON REGOLAMENTO


E dopo lo scoppio della “bolla” della celebratissima Bio-on, passata in pochi mesi da “unicorno” a “Parmalat bolognese”, gli investitori sono sempre più preoccupati per la sicurezza del listino. AIM Italia, infatti, è un mercato non regolamentato, quindi non prevede per chi si quota l’autorizzazione di Consob e Borsa Italiana al documento di ammissione.

IL RUOLO DEI NOMAD


A vigilare sulla “qualità” delle aziende che si quotano su AIM non è quindi la Commissione presieduta da Paolo Savona, ma i cosiddetti Nomad (nominated adviser), di solito banche d’affari o sim, società di intermediazione mobiliare, che hanno il compito di valutare l’idoneità delle società che si quotano, insieme alle società di revisione incaricate di certificare i bilanci. A portare Bio-on a Piazza Affari in qualità di Nomad era stata la società di investimento specializzata EnVent, che a settembre ha però rimesso il mandato: al suo posto sarebbe dovuta subentrare, dal 29 ottobre, Baldi Finance.

MORAL SUASION


Il caso di Bio-on ha svelato i punti deboli di questo meccanismo, tanto che, secondo Mf, la Consob – che ora interviene solo nel caso in cui si verifichino irregolarità nelle negoziazioni riconducibili a reati come aggiotaggio, insider trading e manipolazione del mercato – starebbe lavorando a una “moral suasion” nei confronti di Borsa Italiana, perché modifichi il regolamento di AIM Italia. Anche perché il listino da solo ha fatto sì che tra il 2008 e il 2019 gli ingressi netti in Borsa Italiana abbiano registrato un andamento positivo (+17%), come rivela l’ultimo report dell’Ufficio studi di Mediobanca: in assenza dell’AIM il saldo sarebbe stato di -19%.

NECESSARIE PRECAUZIONI


Per questo motivo la bolla dell’azienda bolognese ha acceso le preoccupazioni degli investitori: nel caso di Bio-on, ad esempio, oltre alla capitalizzazione fuori dagli standard del listino è stato osservato che in alcune sedute il titolo scambiava più di tutti gli altri messi insieme. Un caso eclatante, che deve indurre chi punta su questi mercati a prendere tutte le necessarie precauzioni.
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