Stress idrico, un rischio (anche) per i portafogli

acqua
di Chiara Merico 23 Agosto 2019 - 7:00

Non esiste una carenza idrica a livello globale, ma la scarsità e la qualità dell’acqua in alcune zone sono problemi molto seri che colpiscono numerosi settori. Morgan Stanley Investment Management invita a tenere conto di questi rischi nel prendere le decisioni d’investimento

Dove c’è acqua c’è vita, ma non soltanto. L’acqua rappresenta infatti una fonte di idratazione vitale per l’uomo e l’agricoltura, ma è anche una componente essenziale dei processi produttivi di innumerevoli beni di consumo che fanno parte della nostra vita quotidiana, come gli smartphone e i jeans.

UNA CRITICITÀ ANCHE PER GLI INVESTITORI

Per queste ragioni, spiega una nota a cura di Andrew Harmstone, managing director di Morgan Stanley Investment Management, “il consumo intensivo di acqua e la scarsità di tale risorsa rappresentano una criticità sia per la salute umana che per l’economia globale”. Gli investitori devono tenere conto dei problemi legati allo stress idrico nelle loro decisioni d’investimento, ma devono anche coinvolgere le società sui problemi idrici che incidono sulle attività d’impresa e sulle filiere produttive.

CONSUMI IN AUMENTO

Secondo il Global Risk Report 2019 del World Economic Forum, la crisi idrica rappresenta ora il quarto maggiore rischio sociale globale, definito come “una flessione significativa nella qualità e quantità disponibile di acqua dolce, con effetti dannosi per la salute umana e/o l’attività economica”. I consumi idrici mondiali sono aumentati di circa l’1% l’anno a partire dal 1980 (Figura 1). Entro il 2050, secondo le stime, la domanda idrica globale crescerà tra il 20% e il 30% rispetto ai livelli attuali, mentre la capacità di soddisfarla risulterà complicata dal peggioramento della qualità dell’acqua. La scarsità di acqua potabile in tutto il mondo causa problemi gravi, tra cui la mortalità infantile, la disuguaglianza di genere e le migrazioni di massa.

FIGURA 1: I LIVELLI DI STRESS IDRICO DIFFERISCONO DA REGIONE A REGIONE

RIPERCUSSIONI SULL’AGRICOLTURA

Lo stress idrico è in grado di colpire anche l’economia, con ripercussioni su un’ampia gamma di settori in tutto il mondo. Ad esempio l’agricoltura, che rappresenta il 69% del consumo mondiale di acqua dolce: il fabbisogno idrico del comparto agricolo rende l’intera filiera produttiva del settore alimenti e bevande fortemente vulnerabile alle carenze idriche. Ma gli stress idrici legati all’agricoltura vanno ben oltre la produzione alimentare. Ad esempio, per produrre un solo paio di jeans servono 9.500 litri di acqua, considerando la coltivazione del cotone, i lavaggi e le tinture.

FIGURA 2: IL SETTORE AGRICOLO CONSUMA ENORMI QUANTITATIVI DI ACQUA

COMBATTERE GLI SPRECHI

Il problema della scarsità idrica, spiega la nota, può colpire le imprese direttamente o lungo le loro filiere produttive, ma non tutte le aziende sono pronte a farvi fronte. La resa di molti raccolti utilizzati nell’industria alimentare e delle bevande è probabilmente destinata a calare a causa dell’aumento delle temperature, ma solo il 40% dei produttori di bevande ha messo a punto programmi di razionalizzazione del consumo di acqua e solo il 24% delle aziende alimentari ha implementato iniziative tese a gestire lo stress idrico nelle proprie filiere produttive. All’estremo opposto, alcune società del settore si sono prefissate di raggiungere tassi di riutilizzazione dell’acqua pari al 100% entro il 2020.

ENERGIA E UTILITY

L’acqua è fondamentale anche per la produzione di petrolio e gas: secondo Morgan Stanley Investment Management, la gestione delle risorse idriche può arrivare a rappresentare il 15% dei costi totali di un giacimento. Spostando l’analisi sul settore delle utility, la nota afferma che “il 90% della produzione energetica mondiale dipende dall’acqua, essenziale per l’estrazione di materie prime, l’alimentazione delle turbine, il raffreddamento dei processi termici o la gestione delle emissioni, e il 47% della capacità globale delle centrali termiche (a carbone, gas naturale e nucleari) si trova in regioni già colpite da carenze idriche”.

SEMICONDUTTORI: AUMENTA LA SETE DI ACQUA ULTRAPURA

Anche un settore come quello dei semiconduttori, che potrebbe sembrare relativamente immune ai rischi idrici, richiede enormi quantità di acqua ultrapura, necessaria per pulire ogni singolo strato dei wafer (i sottilissimi strati che compongono i circuiti integrati). Si tratta di acqua ultrapurificata che serve a soddisfare gli stringenti requisiti produttivi del settore. Un tipico impianto di produzione di semiconduttori impiega dai 7 ai 15 milioni di litri di acqua ultrapura al giorno. Per fabbricare un singolo iPhone servono 14.500 litri di acqua.

INFRASTRUTTURE IDRICHE

“In veste di gestori di strategie multi-asset macro di stampo top-down, abbiamo spesso parlato della spesa infrastrutturale come di un propulsore della crescita economica globale”, spiega la nota. Questo riporta anche alla scarsità idrica, in quanto i progetti di costruzione di infrastrutture idriche in tutto il mondo dovrebbero registrare una crescita annua del 5-8%.

INPUT PER GLI INVESTIMENTI

Andrew Harmstone sottolinea che lo stress idrico viene considerato anche in fase di costruzione dei portafogli multi-asset globali di Morgan Stanley Investment Management, che “utilizza i punteggi ESG delle società forniti da fonti di dati specializzate, in grado di identificare vincitori e vinti nell’esposizione e nella gestione del rischio riguardanti lo stress idrico, analizzando fattori quali i tassi di riutilizzo dell’acqua, gli obiettivi di riduzione dei consumi e gli investimenti in infrastrutture idriche”.

INTERAZIONE CON LE SOCIETÀ

“Un altro modo in cui la comprensione del problema della scarsità idrica può avvantaggiare i nostri portafogli è rappresentato dall’interazione con le società in cui investiamo”, spiega la nota. Questa interazione si realizza innanzitutto attraverso un “engagement” mirato, che intende promuovere politiche di consumo accorte e valutare i parametri idrici e le politiche di conservazione.Inoltre,“monitorando l’impronta idrica lungo l’intera filiera produttiva riusciamo a inquadrare più correttamente le inefficienze e i possibili miglioramenti”. Infine, “incoraggiamo le società a migliorare la qualità delle comunicazioni sulla gestione delle risorse idriche, ad esempio prendendo parte all’indagine annuale sull’acqua del Carbon Disclosure Project” e “ci assicuriamo che le società adottino il codice di gestione delle risorse idriche del settore in cui operano”.