Sulle valute è guerra fredda: chi vincerà il terzo round?

dollaro Usa
di Redazione 17 Luglio 2019 - 9:31

Secondo il Global Economic Advisor di Pimco, Fels, la nuova guerra fredda valutaria partita dal Giappone e poi estesa a Europa e Usa potrebbe presto coinvolgere nuovi attori dei Paesi emergenti

Dopo una pausa che durava da inizio 2018, i maggiori blocchi commerciali del globo sono tornati a scambiarsi colpi sul terreno delle valute. Non come ai vecchi tempi, con interventi diretti sul Forex di governi e banche centrali americani e dei competitor cinesi, europei e giapponesi, almeno nel breve termine. Ora la guerra fredda valutaria, giunta al suo terzo round, si combatte con le armi del taglio dei tassi, della guidance di politica monetaria e con i quantitative easing. Ma nel medio-lungo andare non è escluso un ritorno a una guerra valutaria meno fredda e più guerreggiata, come accadeva nei vecchi anni Ottanta con le banche centrali che si sfidavano apertamente sul campo del forex per abbassare il valore delle proprie monete e far salire quello delle monete concorrenti sul mercato globale.

UNA GUERRA FREDDA DAGLI OBIETTIVI NON DICHIARATI

È l’analisi di Joachim Fels, Global Economic Advisor di PIMCO, che sottolinea come dopo una pausa che durava da inizio 2018, sia ripartita la guerra valutaria tra i principali blocchi commerciali iniziata oltre cinque anni fa. Una guerra combattuta verbalmente o sui social a colpi di tweet, con un armamentario apparentemente non bellicoso, fatto di guidance delle banche centrali, taglio dei tassi e quantitative easing. Secondo Fels il primo round è partito nel 2013, quando la Banca del Giappone ha inaugurato il quantitative e qualitative easing, accompagnato dai tassi negativi e dal controllo della curva dei tassi, ed è durato fino all’inizio del 2017. La Bce è entrata in campo nella guerra fredda valutaria nel 2014 introducendo i tassi negativi e inaugurando il suo quantitative easing fatto di acquisti di bond sia pubblici che privati. Né BoJ né Bce hanno mai detto esplicitamente di voler indebolire le rispettive valute, ma il risultato è stato quello e non è certamente dispiaciuto.

BCE, GIAPPONE E CINA VINCITORI DEL PRIMO ROUND

Il caso è diverso per la People’s Bank of China, che ha invece apertamente svalutato lo yuan due volte, prima in agosto 2015 e poi a inizio 2016 per evitare una frenata dell’economia. A fronte di queste azioni, e con la Fed che metteva fine al Qe nel 2014 e iniziava l’uscita dai tassi zero nel 2015, il dollaro è partito in rally rispetto alle principali valute sin dal 2014-15 proseguendo a rafforzarsi durante il 16. Gli Usa inizialmente non hanno tentato di spingere il dollaro al ribasso e si sono limitati a rallentare il ritmo di rialzo dei tassi. In pratica, da questo primo round della guerra fredda valutaria uscivano vincitrici la Bce, la BoJ e I cinesi.

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MA POI ARRIVA LA RIVINCITA AMERICANA CON L’ABBANDONO DEL DOLLARO FORTE

Poi a inizio 2017 è cambiato tutto, quando l’amministrazione Trump appena entrata in carica ha cominciato a cercare di indebolire il dollaro con interventi ‘verbali’ sia da parte dello stesso Presidente che del Segretario al Tesoro Mnuchin. Sul mercato si è cominciato a parlare di un abbandono del mantra tradizionale del ‘dollaro forte’ a una politica del ‘dollaro debole’. I segnali montanti di un revival della crescita globale, dovuto proprio alla risposta in ritardo dell’allentamento delle banche centrali, contribuivano a un significativo indebolimento del dollaro per tutto il 2017. Europa e Giappone non hanno reagito con contromisure, in parte perché le rispettive economie erano in recupero, e in parte per le minacce del Presidente Trump di scatenare una guerra commerciale. E così, afferma l’esperto di PIMCO, gli americani a inizio del 2018 potevano dichiararsi vincitori del secondo round della guerra fredda valutaria.

LA TREGUA È FINITA CON TRUMP TORNATO ALL’ATTACCO

Quello che è seguito è stata una pausa, una specie di tregua, durata fino alla prima metà dell’anno in corso. Ogni parte in campo si concentrava sui fattori interni. Gli Usa sul boom economico acceso dalla riforma fiscale di Trump e sull’apertura della guerra dei dazi con la Cina, la Bce sulla conclusione del Qe, Il Giappone sugli effetti collaterali non proprio graditi dei tassi negativi. Solo la Bank of China è rimasta sul campo di battaglia, facendo ulteriormente svalutare lo yuan nel tentativo di contrastare gli effetti dei dazi americani. Ma ora, secondo Fels, la tregua è finita ed è partito il terzo round della guerra fredda valutaria: Trump è tornato a reclamare un dollaro più debole e la Federal Reserve si prepara a tagliare i tassi. La Bank of China è tornata ad allentare la politica monetaria più volte, mentre sia Bce che BoJ segnalano nuove misure di stimolo monetario in arrivo. Dietro tutto questo, secondo l’esperto di PIMCO, ci sono motivazioni diverse.

PIÙ INCERTO DEI PRIMI DUE CHI VINCERÀ IL TERZO ROUND

Per Bce e BoJ sono le stesse del primo round, economia in frenata e inflazione che non si risveglia, una situazione in cui l’ultima cosa che serve è una moneta forte. La risposta di Trump e dei suoi è stata diventare ancor più aggressivo, sempre verbalmente, sulla necessità di indebolire il dollaro. Ma a questo punto, secondo Fels, non si può escludere che gli americani ricorrano a interventi diretti sul forex. Sarebbe una risposta forte alle manipolazioni valutarie che gli altri starebbero perpetrando, ma un dollaro più debole aiuterebbe anche l’economia ad arrivare in ripresa sostenuta alle presidenziali del 2020, dato che l’impulso dei tagli fiscali si sta esaurendo.

ALTRE BANCHE CENTRALI PRONTE A SCENDERE IN CAMPO

L’esperto di PIMCO non vede a breve il ritorno a interventi diretti sul forex, anche perchè le altre banche centrali non resterebbero a guardare. In ogni caso, la seplice minaccia di interventi con vendite di dollari sul mercato, insieme a raffiche di tweet e dichiarazioni a favore di un dollaro debole potrebbero funzionare, anche perchè lo spazio di ulteriore allentamento per Bce e BoJ è limitato. Di certo, secondo Fels, il terzo round della guerra fredda valutaria è appena iniziato con tutte le parti scese in campo, in un modo o nell’altro. Prevedere un chiaro vincitore è più difficile che nel primo e nel secondo round. L’esperto di PIMCO vede comunque un indebolimento sostanziale del dollaro verso le principali valute nei prossimi 6-12 mesi. E aggiunge un supplemento di previsione, che diverse altre banche centrali potrebbero scendere sul terreno di confronto della guerra fredda valutaria, per fare qualche nome, Corea, Indonesia, Cile e Sud Africa.