Economia Usa meno brillante? Cosa fare con le obbligazioni

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di Redazione 4 Luglio 2019 - 14:58

“Meglio prevenire che curare” ha detto Powell nei giorni scorsi: ecco quale approccio utilizzare nel mercato delle obbligazioni secondo JP Morgan Asset Management

Il cambiamento strutturale delle Banche centrali, passate a inizio anno dalla modalità ‘restrittiva’ a quella ‘accomodante’, evidenzia la volontà di prevenire qualsiasi incipiente recessione. Una puntuale conferma in questo senso c’è stata il 19 giugno, quando il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, parlando dell’attuale orientamento di politica monetaria, ha citato la massima “meglio prevenire che curare”.

BANCHE CENTRALI COSTRETTE A TAGLIARE I TASSI

In pratica, se è vero che i dati sullo stato dell’economia USA continuano ad affluire in modo contrastante rendendo poco chiaro il quadro d‘insieme, è altrettanto vero che le incertezze sul fronte del commercio globale costringono all’angolo le Banche centrali che si mostrano disposte a tagliare i tassi anche se i dati restassero stabili.

CONVERGENZA USA ED EUROPA

Con un ulteriore aspetto di assoluto rilievo: la lunga fase di divergenza tra la politica economica e monetaria degli Stati Uniti e quella del resto del mondo sembra destinata a finire. Anche perché l’economia statunitense continua a evidenziare segnali di minore brillantezza rispetto al 2018.

ANCHE L’ECONOMIA USA RALLENTA

“L’indice della Fed di Filadelfia relativo al settore manifatturiero ha toccato nel mese di giugno i minimi degli ultimi quattro mesi mentre anche le spese al consumo hanno cominciato a rallentare: iniziano infatti a pesare sia la minore fiducia delle famiglie e sia il dibattito tra coloro che reputano abbondanti le opportunità di lavoro e coloro che invece le giudicano come scarse” spiega il Team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management.

APPROCCIO CONTRARIAN SUL DOLLARO

Lo stesso Team, per il momento, suggerisce di adottare un approccio tattico che, tradotto in pratica, significa mantenere un posizionamento corto sul dollaro statunitense, in modo da conoscere se e quali opportunità si schiuderanno con il primo taglio dei tassi da parte della Fed. Esattamente il contrario della maggioranza degli investitori che mantiene ancora un posizionamento lungo sul biglietto verde: un aspetto che però potrebbe accentuare la debolezza del dollaro nelle settimane che ci separano dalla riunione del 30 e 31 luglio della Fed.

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INDEBOLIMENTO DELLA MONETA USA

Nel frattempo, la divisa di Washington ha risentito dell’ammorbidimento dei toni della Fed e da fine maggio ha registrato una perdita di valore rispetto alle principali valute. “Nelle prossime settimane potremo constatare meglio come reagirà al passaggio a un ciclo di allentamento. In passato la moneta statunitense si è indebolita in vista del primo taglio di un nuovo ciclo, cioè esattamente quello che sta avvenendo da inizio giugno” fa sapere il Team. Il quale, tuttavia, ricorda anche come in passato, la reazione del biglietto verde ai tagli della Federal Reserve sia dipesa dalla risposta della crescita dell’economia.

INGENTI FLUSSI DI ACQUISTO SUI FONDI OBBLIGAZIONARI

In attesa di conoscere come si comporterà la divisa statunitense, il Team segnala un altro importante fattore tecnico sul fronte della domanda, che risulta estremamente favorevole ai mercati obbligazionari. Si tratta, per la precisione, degli ingenti flussi di acquisto, diffusi non soltanto a livello settoriale ma anche regionale, che potrebbero segnalare che stavolta la domanda potrebbe non favorire una valuta a scapito di un’altra. “Nella settimana al 24 giugno, per esempio, i flussi verso i fondi di obbligazioni societarie statunitensi, sia di tipo investment grade che high yield, sono ammontati a 6,2 miliardi di dollari, mentre 2,2 miliardi sono affluiti verso i fondi europei specializzati sul credito e altri 1,8 miliardi verso i prodotti obbligazionari che investono nel debito emergente 1,8 miliardi di Dollari” rivela il Team.

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