Antitrust

La nuova minaccia Usa arriva dai Faang

Le indiscrezioni sulle indagini Antitrust nei confronti di Google, Amazon, Facebook e altri colossi portano a fondo i titoli a Wall Street e innescano nuove preoccupazioni per gli investitori

di Chiara Merico 4 Giugno 2019 11:19

Lo spettro dell’Antitrust sui giganti del tech affonda i titoli Faang a New York e appesantisce le Borse mondiali. I listini asiatici hanno chiuso con forti ribassi in Cina (Shanghai -1,1%, Shenzhen 1,6%) e Hong Kong (-0,7%), mentre Tokyo e Seul sono rimaste sulla parità (-0,01% e (+0,03%). A pesare è stato il crollo dei colossi tecnologici di Wall Street, che sono finiti nel mirino delle autorità Usa e hanno toccato i minimi da cinque mesi.

INCHIESTE IN VISTA


A innescare le vendite nel settore tecnologico sono state le indiscrezioni sui possibili interventi delle autorità che vigilano sulla concorrenza. A quanto si è appreso ieri, infatti, il dipartimento di Giustizia Usa ha ottenuto il diritto di lanciare un'inchiesta antitrust su Apple, oltre che nei confronti di Google; inoltre, sempre ieri si è venuto a sapere che Federal Trade Commission statunitense si è aggiudicata il diritto di iniziare una potenziale inchiesta su Facebook, per capire se il social network abbia commesso pratiche monopolistiche. La stessa Ftc potrebbe indagare anche su Amazon.

FACEBOOK RISCHIA MAXI MULTA


Come ha spiegato il Wall Street Journal, la Ftc e il dipartimento di Giustizia hanno l'autorità di fare rispettare le leggi antitrust e possono accordarsi su chi debba indagare su determinati soggetti. La Ftc sta già indagando su Facebook per le sospette violazioni della privacy legate allo scandalo Cambridge Analytica, caso che, secondo alcune stime, potrebbe costare al gruppo di Mark Zuckerberg una multa fino a 5 miliardi di dollari.

RAFFICA DI VENDITE


I timori legati a queste inchieste hanno portato Google a chiudere la seduta di ieri a Wall Street in calo del 6,12%, mentre Amazon ha ceduto il 4,64% e Facebook addirittura il 7,51%. Non è andata molto meglio a Netflix e Microsoft, che hanno lasciato sul terreno rispettivamente l’1,94% e il 3,10%, mentre il titolo Twitter è calato del 5,52% e Apple ha limitato le perdite all’1,01%. Le indiscrezioni su Cupertino sono arrivate mentre era in corso la conferenza degli sviluppatori, durante la quale Apple ha annunciato varie novità come la “separazione” di iTunes, che si dividerà in tre app distinte.

Dopo i FAANG, occhi puntati sui DANG


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IL PRECEDENTE DI MICROSOFT


Di certo queste indagini sembrano destinate a lasciare il segno: secondo alcuni osservatori, Google e Amazon rischiano di veder ripetere quanto accaduto a Microsoft negli anni Novanta, quando il governo Usa non riuscì nell’intento di smembrare in due il colosso, ma lo trascinò in un’inchiesta decennale che ne penalizzò l’attività. Al momento la Casa Bianca non avrebbe preso una posizione ufficiale sulle indagini, ma secondo indiscrezioni Donald Trump potrebbe appoggiarle, soprattutto quella che riguarda il “nemico” Jeff Bezos, proprietario del Washington Post.

LA POLITICA CHIEDE PIÙ REGOLE


In generale, il clima nei confronti di quello che molti hanno definito il “far west” del web sembra essere cambiato. Sul fronte della politica Usa, sia nel partito democratico sia in quello repubblicano sono sempre di più le voci che chiedono maggiori regole e controlli per i giganti di internet. E la stretta all’orizzonte preoccupa gli investitori: un maggiore impatto regolatorio rischia di pesare negativamente sui profitti, rendendo più difficile giustificare le elevate valutazioni azionarie dei big dell’hi tech.

CONTESTO INCERTO


I pericoli per Google, Facebook e gli altri Faang aggiungono preoccupazioni a un contesto già incerto, segnato dall'escalation della guerra commerciale con la Cina e dall'indebolimento dell'economia, che ha spinto le grandi banche di Wall Street – come Bank of America Merrill Lynch, Citigroup eMorgan Stanley - a paventare il rischio di una recessione e a tagliare le stime di utili delle società dell'S&P.

UN VANTAGGIO PER LA CINA?


Resta poi da chiedersi se e come tutto questo possa influire sulla disputa tra Washington e Pechino per la supremazia tecnologica. Indagini antitrust che sfocino in lunghe contese giudiziarie a carico dei colossi dell'alta tecnologia statunitense potrebbero frenarne la leadership mondiale,  a tutto vantaggio dei big cinesi che già sembrano essere in vantaggio su alcune tecnologie come per esempio la 5G.
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