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Trumponomics a pieno ritmo, l’Italia si conferma il rischio per l’Europa

Trump ha rifatto il trucco all’economia USA ritardando la fine del ciclo economico, mentre in Europa, ancora una volta, bisogna fare attenzione all’Italia: l’analisi di Ethenea.

3 Ottobre 2018 07:50
financialounge -  donald Trump Ethenea italia Morning News Trumponomics USA Yves Longchamp https://twitter.com/AmbasciataUSA/status/1044930953213358080
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La Trumponomics ha guidato lo strappo degli USA nei confronti del resto del mondo, ma il ciclo economico americano è in una fase avanzata, la cui conclusione è stata posticipata con successo dal presidente USA. È questo uno dei passaggi dedicati all’economia USA nell’aggiornamento dello scenario per il terzo trimestre dell’anno firmato da Yves Longchamp, Head of Research Ethenea Independent Investors, che si sofferma anche sull’Europa (in particolare sull’Italia) e sugli emergenti. Le previsioni di Ethenea restano abbastanza favorevoli, nonostante il rallentamento dell’Europa e le difficoltà dei paesi emergenti più fragili, e Longchamp suggerisce, in questo contesto, di restare focalizzati su azioni e obbligazioni privilegiando qualità e liquidità. Ma come è arrivato a questa conclusione l’esperto di Ethenea? Vediamolo nel dettaglio.

TRUMPONOMICS: PARLANO I NUMERI


“Che piaccia o meno – commenta Longchamp - al momento la Trumponomics sta dando i suoi frutti, come dimostrano i dati su PIL e occupazione, oltre ai massimi assoluti raggiunti dagli indici azionari. Il presidente Trump sta rimpatriando i dividendi della crescita globale mischiando le carte in tavola sul palcoscenico internazionale, una strategia che solo la prima potenza economica mondiale può permettersi”. Lo scatto americano ha mandato nel dimenticatoio l’idea di ciclo economico globale sincronizzato di moda fino all’inizio del 2018.

UNA STRATEGIA A BREVE TERMINE


Ma Longchamp, preso atto della risposta entusiastica dei mercati alle politiche di Trump, evidenzia alcuni punti. “Trump sta ipotecando il futuro con una strategia a breve termine – afferma l’esperto di Ethenea – perché finanziare la spesa pubblica facendo ricorso al debito significa imporre maggiori spese alle generazioni future. Non esistono pasti gratis, afferma un noto adagio, e prima o poi giungerà il momento della delusione”. Quando? Secondo l’analisi di Ethenea “nel prossimo decennio”. Intanto, riconosce Longchamp, l’economia USA si gode “le modifiche di carattere estetico al ciclo in corso, che rimane in una fase avanzata”.

ITALIA PUNTO DEBOLE DELL’EUROZONA


Anche sul versante europeo, nonostante il rallentamento, non mancano alcune buone notizie dal fatto che “l’Eurozona è cresciuta a un tasso superiore al suo potenziale” con disoccupazione in diminuzione e inflazione in lieve aumento. Secondo Longchamp la frenata europea proseguirà nei prossimi trimestri in modo graduale “senza suscitare timori circa la normalizzazione della politica monetaria”. L’esperto di Ethenea ribadisce che l’Italia costituisce il principale rischio sistemico per l’Eurozona. Innanzitutto perché l’economia italiana, Grecia esclusa, è la peggiore in termini di crescita “e non ravvisiamo alcun segnale di recupero”. Inoltre, secondo Longchamp, alla luce del rapporto debito PIL al 151% (dati OCSE) il rendimento del 2,9% dei titoli governativi italiani decennali non è sostenibile, essendo ben al di sopra del range ritenuto idoneo da Ethenea compreso tra lo 0,6% e l’1,6%.

DEF Italia, reazione dei gestori e preoccupazioni a lungo termine


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LA NUOVA POLITICA MONETARIA


A livello globale, Longchamp osserva un rallentamento generalizzato con alcune brusche frenate (per motivi diversi) in paesi come Argentina, Turchia, Venezuela, Brasile, India e Russia. La Cina, invece, ha effettuato un deleveraging pilotato per rafforzare i fondamentali economici. Nel frattempo, soprattutto negli USA, la politica monetaria sta diventando meno accomodante: “Nessuno può prevedere le implicazioni – spiega Longchamp – se tuttavia si ritiene che il Quantitative easing e i tassi bassi abbiano svolto una funzione di supporto, allora il Quantitative tightening e i tassi più alti eserciteranno un’azione di freno”.
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