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Lusso, vincitori e vinti: un settore molto fertile per la selezione dei titoli

I premium brands dovranno reinventare le offerte per questa nuova era del lusso, pur rimanendo fedeli all’identità dei marchi: questo determinerà i titoli migliori del settore.

20 Luglio 2018 09:45

Cosa sta succedendo al settore azionario del lusso? La domanda se la stanno ponendo non soltanto gli analisti di mercato ma pure gli investitori retail che in passato hanno potuto contare sui fondi di questo settore per ricavarne importanti soddisfazioni.
Diciamo subito che da inizio anno al 16 luglio scorso, i fondi di categoria (cioè quelli specializzati sul lusso e sui grandi marchi, i cosiddetti premium brands) non hanno deuso: hanno registrato una perfomance media del +7,1% in euro che si confronta con un +4,5% della media dei fondi azionari globali internazionali, cioè i fondi che investono indistintamente in tutti i settori di Borsa di tutto il mondo.

IL CONFRONTO CON LA TECNOLOGIA E L’ENERGIA


Tuttavia, il confronto con i fondi azionari di altri due settori che costituiscono i driver del mercato 2018 risulta in rosso: con i fondi del settore energia (+7,7% da inizio anno) e, soprattutto, con quelli specializzati sulla tecnologia (+15,8%).
Ma forse, ancora di maggiore rilievo è l’ampia divergenza di rendimento tra i fondi della stessa categoria. Mentre la performance media dei migliori comparti del settore lusso sfiora il 9% quella relativa ai peggiori fondi di categoria non va oltre il 5%. Gap che si conferma anche sulla distanza più significativa dei tre anni, che vede la media dei migliori a +17,5% e quella dei peggiori a +10,7%.

I GRANDI MARCHI ICONICI


“I grandi marchi iconici, in particolare Louis Vuitton e Gucci, hanno ottenuto una crescita accelerata delle vendite che ha incrementato il prezzo delle azioni delle rispettive società madri” segnala infatti Scilla Huang Sun, responsabile azionario settore lusso di GAM Investments che stima un altro anno di crescita organica per il settore lusso superiore al 5%, un ritmo sostenuto se paragonato al contesto relativamente debole della dinamica economica globale. Il settore, intanto, è alle prese con profonde trasformazioni sia sul versante della domanda e sia, a cascata, su quello dell’offerta.

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 L’INDAGINE DI BAIN & COMPANY


Per esempio, in base a un'indagine di Bain & Company, la quota del mercato del lusso coperta dai millennial (le persone con età compresa tra 18 e 37 anni) è passata dal 27% del 2016 al 30% dell'anno scorso, a spese dei baby boomer. Si tratta di un aspetto di assoluto rilievo perché i millennial hanno comportamenti d'acquisto diversi da quelli dei loro genitori. Tuttavia, sebbene i clienti aspirino sempre di più ad avere l'opportunità di acquistare su più canali, le boutique di tipo tradizionale (soprattutto nelle zone centrali delle grandi città) restano determinanti per l'acquisto di beni di lusso.

LA FORTE POLARIZZAZIONE DEL SETTORE


Resta il fatto che la forte polarizzazione del settore costituisce uno dei tratti salienti che caratterizzano l'attuale fase di ripresa del segmento del lusso. I marchi vincenti mostrano un ritmo di crescita a doppia cifra che permette loro di continuare a guadagnare quote di mercato mentre i marchi che inseguono hanno registrato vendite stabili o soltanto in lieve aumento. Inoltre, sempre secondo il rapporto di Bain & Company, a fronte di quasi due terzi (65%) dei marchi in grado di aumentare i ricavi negli ultimi tre anni, nello stesso periodo soltanto poco più di un terzo di essi è riuscito a migliorare la propria redditività.

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I TITOLI VINCENTI


“I titoli dei marchi vincenti nei prossimi anni dovranno interpretare con precisione le aspirazioni dei clienti al fine di reinventare le offerte per questa nuova era del lusso, pur rimanendo fedeli all’identità dei marchi. Questa sfida dovrebbe garantire una persistenza di tale polarizzazione, creando un ambiente molto fertile per la selezione dei titoli” conclude Scilla Huang Sun.
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