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Petrolio: l’aumento fa bene al mercato azionario, ma non alle famiglie

Gli impatti positivi di un prezzo del petrolio maggiore sugli investimenti aziendali sembrano prevalere sulle implicazioni del caro benzina nelle tasche dei risparmiatori.

23 Maggio 2018 10:21

Da sempre tra le materie prime più importanti, nell’ultimo mese l’accelerazione dei prezzi del petrolio ha trainato le quotazioni del settore energia in Borsa. Ma in parallelo è aumentato anche in modo sensibile il rendimento del titolo di stato USA (Treasury) decennale che si è portato sopra il 3,10%, per la prima vota dal 2011.

SCENARIO MACRO


Da un lato gli Stati Uniti con una produzione di oltre 10 milioni di barili al giorno hanno praticamente raggiunto quella dell'Arabia Saudita, segnando un record storico nelle esportazioni di petrolio. Gli investitori e l’amministrazione di Donald Trump si chiedono chi, nel ‘tiro alla fune’ tra le potenziali implicazioni negative di un perdurante aumento di prezzi petroliferi sui consumi delle famiglie e un possibile beneficio per l’economia, risulterà vincente. Scopriamo insieme le carte.

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UNA SPINTA AGLI INVESTIMENTI AZIENDALI


Da un lato un aumento delle quotazioni del greggio determina una spinta positiva alla spesa in conto capitale dei produttori di petrolio che avevano ridimensionato in modo significativo gli investimenti dopo la violenta correzione del prezzo dell’oro nero nel 2014. Adesso, con il greggio nell’orbita degli 80 dollari al barile, la macchina degli investimenti si sta rimettendo in moto e, con essa, anche un aumento di nuovi posti di lavoro.

GLI IMPATTI DEL CARO BENZINA


D’altro canto, però, un incremento del prezzo del petrolio significa un rialzo della benzina con riduzione del reddito disponibile nelle tasche delle famiglie per gli altri generi di consumo. Tuttavia, come fanno notare alcuni economisti, mentre l’aumento e il mantenimento di alti prezzi del petrolio provoca un (quasi) immediato beneficio all’economia reale (con le compagnie petrolifere che decidono nuovi investimenti) l’aumento della benzina ha un impatto più lento nelle decisioni di spesa delle famiglie. Lo si è visto nel 2014, quando il drastico calo dei prezzi della benzina avrebbe dovuto liberare ingenti risorse per la spese che, in realtà, non furono immediatamente messe in circolazione ma utilizzate nel tempo in parte per altre spese e in parte per rimpinguare i risparmi.

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OTTIMISTI I TORI DI BORSA


Insomma, l'impatto positivo sulle società energetiche nazionali e l'effetto ritardato sui consumatori lascia di fatto moderatamente ottimisti i sostenitori del rialzo del mercato azionario americano, mentre un ragionamento a parte andrebbe fatto per le borse estere.
"Non ci aspettiamo che l’attuale rialzo delle quotazioni del greggio abbia un impatto materiale sulla spesa dei consumatori e non prevediamo che avrà un impatto negativo sull'economia", ha dichiarato per esempio Albert Brenner, direttore della strategia di asset allocation presso la società di gestione statunitense People's United Advisors.

[caption id="attachment_126455" align="alignnone" width="626"]L'andamento dei futures del petrolio Brent negli ultimi 6 mesi (Fonte: Investing.com) L'andamento dei futures del petrolio Brent negli ultimi 6 mesi (Fonte: Investing.com)[/caption]

PETROLIO, ATTENTI A QUOTA 90 DOLLARI


Un’aspettativa, la sua, basata sul fatto che i prezzi del petrolio non aumentino oltre il range compreso tra gli 80 e i 90 dollari. Abbiamo, infatti, già visto prezzi del petrolio intorno ai 100 dollari e le loro conseguenze. In ogni caso, il recupero del petrolio è un fattore che aiuta a riportare i mercati a un ambiente ‘più normale’, che include una maggiore volatilità. Un ambiente nel quale non si può escludere una correzione a breve termine che riporti Wall Street ai minimi di febbraio, ma con un successivo rimbalzo in tempi relativamente brevi.
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