Il bike sharing cinese finisce in un disastro ambientale

cina
7 Maggio 2018 - 0:01

Il disastro delle ‘Uber delle bici’ in Cina: montagne di biciclette abbandonate e arrugginite che aggiungono inquinamento a inquinamento e start up miliardarie finite in bancarotta.

È una bolla poco conosciuta quella esplosa in Cina negli ultimi tempi, ma ha causato un vero e proprio disastro ambientale. Non parliamo di speculazioni edilizie andate male o di buchi neri nel mercato delle criptovalute, ma di quanto accaduto a uno dei simboli della Cina  sin dai tempi di Mao: la bicicletta. È successo che, contando proprio sulla popolarità di questo mezzo di trasporto, il bike sharing così diffuso in molte città europee, come Milano, è letteralmente esploso in Cina, con la nascita tumultuosa di start-up dedicate al nuovo business.

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START-UP CRESCIUTE IN FRETTA

Un business cresciuto troppo e troppo in fretta e finito con una serie di bancarotte. Il risultato non è stato solo il danno economico degli investitori che ci avevano creduto, ma il danno ambientale di montagne di decine di migliaia di bici rottamate e abbandonate nelle periferie delle megalopoli cinesi.  All’inizio le start up del bike sharing erano state salutate come le Uber a due ruote, con l’attesa che replicassero il successo della start up californiana che viaggia invece su quattro ruote.

Una veduta aerea di un deposito di biciclette in Cina
Una veduta aerea di un deposito di biciclette in Cina

L’ultima a saltare in aria è stata Bluegogo, mentre Mobike e Ofo resistono nonostante gli investimenti azzardati solo grazie al sostegno di giganti come Tencent e Alibaba. Il sistema funzionava più o meno come nelle nostre città. L’utente individua la bici più vicina con il GPS dello smartphone, con lo stesso la sblocca al costo di qualche centesimo per un giro di 30 minuti e poi la molla dove vuole.

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MILIONI DI BICI ABBANDONATE

Le promesse erano alte, viste i numeri. Solo Mobike e Ofo avevano raccolto dagli investitori un miliardo di dollari in pochi mesi. Ad ammazzare il business è stata la combinazione di una concorrenza esasperata, che ha portato all’acquisto di un’enormità di bici, insieme a un’utenza poco attenta alla salvaguardia del mezzo. L’ex CEO di Bluegogo, Li Gang, ha ammesso di aver peccato di arroganza. Solo Shanghai, per fare un esempio, si è ritrovata 1,5 milioni di bici “shared”, contro, per fare un paragone, le 11.000 di Londra, anche se la popolazione della città cinese è tre volte quella della capitale britannica. Il tutto ha portato a montagne di bici abbandonate e non funzionanti, troppo costose da recuperare e riparare, che sono state ammassate in sterminati ‘cimiteri di bici’ nelle periferie. Aree grandi come campi di calcio coperte da innumerevoli strati di carcasse di velocipedi, tanto che ci vuole la gru per arrivare in cima, destinati ad arrugginire e aggiungere inquinamento a quello già alto che affligge la Cina.

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