Tasso insolvenza imprese in forte calo, ma adesso si temono le mosse della BCE

BCE
6 Settembre 2017 - 9:41

L’avvio del tapering da parte della BCE comporterà un rialzo de tassi che, sebbene graduale, avrà effetti da valutare sugli interessi sul debito delle imprese.

Dopo la Banca d’Italia e l’FMI, anche l’agenzia di rating Moody’s ha rivisto al rialzo le stime di crescita del PIL del nostro paese portandole al +1,3% sia per quest’anno che per il prossimo.

Previsioni che hanno incorporato i dati di un sistema paese e bancario più solido con il credito in espansione. In netto miglioramento, infatti, la qualità degli attivi bancari: il flusso dei nuovi crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti si è mantenuto sotto un rassicurante 2,4 per cento: ovvero all’1,6% relativamente ai finanziamenti erogati alle famiglie e al 3,6% per quelli alle imprese.

Dati che trovano puntuale conferma anche nell’indagine Crif Rating, nel cui data base sono censite 82 milioni di linee di credito in Italia (ovvero oltre il 90% del totale effettivo del mercato creditizio del nostro paese). Ebbene, in base ai dati Crif Rating il tasso di insolvenza delle imprese italiane è sceso ai livelli pre crisi.

I relatori dell’indagine hanno tuttavia fatto presente due importanti aspetti. In primis molte imprese negli ultimi 8 anni sono fallite lasciando sul mercato solo le più solide (a livello patrimoniale) e competitive (a livello aziendale e di business model) e questo fenomeno ha fisiologicamente ridotto la percentuale di aziende inadempienti.

In secondo luogo, un contributo fondamentale alla riduzione del profilo di rischio delle imprese del nostro paese è stato agevolato (se non determinato) dalla politica dei tassi bassi (e addirittura negativi) adottati dalla BCE che, a cascata, ha ridotto sensibilmente il costo del debito delle aziende.

Ma proprio questo aspetto potrebbe ora essere messo in discussione. Infatti la BCE dovrà decidere quando e come adottare il tapering, ovvero la riduzione (fino al completo esaurimento) del programma di acquisti di titoli obbligazionari sul mercato: un processo che, sebbene graduale, comporterà un ritorno a tassi di interesse più alti rispetto a quelli attuali (con maggiori oneri da sostenere per il debito delle imprese). È uno degli aspetti spinosi che Mario Draghi dovrà affrontare nei prossimi mesi a cominciare dal meeting di domani.

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