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Musk sulle orme di Ford: ha reinventato la Model T più di un secolo dopo?

Il bond Tesla da 1,5 miliardi di $ serve a finanziare la Model 3, che potrebbe rivoluzionare il mercato come fece l'auto prodotta nel 1909. Ma per le agenzie di rating è ‘spazzatura’, anche se di pregio.

8 Agosto 2017 - 12:47
La spazzatura non è mai stata così apprezzata, sia in Europa che in America. E Tesla vuol approfittarne, lanciando uno junk bond da un miliardo e mezzo di dollari. Quando si parla di bond, più il prezzo è alto, più il rendimento è basso. Nel caso dei titoli spazzatura emessi sul mercato americano oggi si viaggia sul 5%, sempre più del doppio del rendimento del T-bond a 10 anni, ma sempre poco, molto poco per dei titoli che le principali agenzie di rating classificano come junk. Nel caso di Tesla, Standard & Poor's assegna un "B-" con outlook negativo, abbastanza in basso perfino nella scala della spazzatura. Moody's è un po’ più generosa e arriva a "B3" con outlook stabile. Sempre spazzatura, ma di qualità migliore. Non è sfiducia ingiustificata quella delle due agenzie. Il produttore di auto elettriche ha bruciato cassa per 1,16 miliardi di dollari nel secondo trimestre, oltre il doppio dei 622 milioni bruciati nel primo. Eppure il titolo da inizio anno segna un rialzo spettacolare del 68% a Wall Street. Cosa spinge gli investitori a puntare su un’azienda che vende poco – 1.800 ordini netti al giorno dichiarati dal capo Elon Musk – e perde miliardi di dollari? Forse vedono nel Modello 3, quello a cui servono i soldi che saranno raccolti con il bond per finanziarne la produzione, la riedizione oltre un secolo dopo del mitico Modello T della Ford. Lanciato nel 1909, rivoluzionò il mercato dell’auto, fino ad allora una nicchia per ricchi stravaganti, facendolo diventare un mercato di massa e facendo uscire definitivamente di scena dopo migliaia di anni il cavallo come mezzo di trasporto favorito degli umani. Il segreto di Ford si chiamava catena di montaggio, riusciva ad assemblare e sfornare una Ford T in un’ora e mezzo. Il che voleva dire un prezzo accessibile a molti, se non proprio a tutti. Musk lo sa e reclamizza la sua Tesla 3 come la prima auto tutta elettrica di massa, “a mass market electric car”. Ma Forbes fa notare che la Ford T costava 260 dollari di allora, una caduta verticale rispetto alle migliaia necessarie prima. La 3 modello base costa 35.000 dollari, non proprio competitivi se si pensa che il reddito medio di una famiglia Americana viaggia sui 56.500 dollari. Ma c’è una cosa che accomuna Ford e Musk. Sono tutti e due pionieri. In tutto il mondo Tesla vuol dire auto elettrica del futuro. Infatti una delle motivazioni che induce Moody’s ad essere un po’ più generosa nei voti rispetto a Standard & Poor’s è la considerazione che anche se Tesla finisse in seri guai finanziari, il suo brand, i suoi prodotti e soprattutto i suoi asset tangibili (fabbriche) e intangibili (brevetti e innovazioni) avrebbero un valore “considerevole” per altri produttori. Detto questo, emissioni di debito come quella di Tesla sono da maneggiare con attenzione, come tutti i bond classificati junk. Finchè i tassi delle banche centrali restano così bassi, la scommessa sembra ragionevole. Ma se dovessero schizzare al rialzo, come ha previsto senza però saper dire quanto Alan Greenspan nei giorni scorsi (link), sarebbero dolori per le perdite in conto capitale che i sottoscrittori soffrirebbero in caso di vendita anticipata rispetto alla scadenza, che nel caso di Tesla è 2025. E poi c’è il rischio emittente: Tesla è un bel nome anche se brucia cassa a miliardi, ma quanto valga veramente solo un nome è tutto da capire.
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