E adesso gli industriali cinesi delocalizzano negli USA

Apple
22 Marzo 2017 - 9:55

L’aumento di stipendi e tasse spaventa gli imprenditori. Qualcuno pensa di spostare le fabbriche dalla Cina agli Stati Uniti, dove terreni ed energia costano meno.

Rendere nuovamente gli USA il cuore della produzione manifatturiera mondiale è uno degli obiettivi dichiarati di Trump. In soccorso del presidente potrebbe arrivare una nuova tendenza in atto in Cina: delocalizzare le fabbriche negli Stati Uniti. L’idea è di Glen Lin, vicedirettore generale della Dongguan Winwin Industrial, un’azienda taiwanese di calzature sportive con base produttiva nel Sud della Cina.

Come riporta il Wall Street Journal, Glen Lin, “spaventato” dall’aumento dei salari (15% all’anno), dalle tasse e dalla scarsa efficienza dei trasporti via mare, sta cercando un luogo negli States in cui spostare di sana pianta la sua azienda. La Dongguan Winwin, però, ha due caratteristiche che la rendono adatta a questa mossa: la sua produzione è destinata quasi esclusivamente al mercato americano e lo stabilimento è altamente automatizzato.

Ma cosa spaventa gli industriali cinesi al punto da pensare di delocalizzare? Come detto, in primis gli stipendi, ancora molto più bassi rispetto agli USA ma in rapida crescita. “Un ingegnere specializzato chiede oltre 50mila dollari all’anno mentre un operaio arriva a 600 dollari al mese” spiega Andy Gu, vicepresidente di Midea, azienda che produce oggetti per la casa.

E cosa li attrae, invece, degli USA? Il basso costo dei terreni industriali, per esempio, unito all’abbattimento dei costi energetici grazie alla “rivoluzione” dello shale gas, ottenuto con la controversa tecnica del fracking.

A rendere particolare il caso della Dongguan Winwin, come detto, è l’altissimo livello di automazione, frutto della lungimiranza di Glen Lin. Quest’ultimo, dopo aver spostato la produzione nella più conveniente Indonesia, ha messo a punto una tecnologia che permette di avere solo due operatori su un macchinario in grado di realizzare sneaker di altissima qualità in pochi minuti.

E visto che il suo obiettivo dichiarato è di “eliminare anche i due operatori”, pregusta già i risparmi sui costi di trasporto ed è pronto a migrare negli USA per invadere il mercato a suon di scarpe dai colori sgargianti. Tuttavia, per aziende come Apple (nonostante il mandato esplorativo a Foxconn) sarebbe più complesso spostare la produzione in America.

Senza contare, poi, i possibili nuovi mercati che potrebbero aprirsi proprio in Cina, se il presidente Xi terrà fede ai propositi di crescere grazie ai consumi interni. Ma Glen Lin potrebbe comunque aprire una strada e portare acqua al mulino “manifatturiero” sognato da Trump.

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