Competitività, c’è tanto made in Italy che si afferma nel mondo

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29 Novembre 2016 - 9:20

Il made in Italy, nonostante i tanti problemi di competitività del nostro paese, continua a guadagnare quote di mercato: siamo quinti al mondo nel surplus commerciale.

Una delle sfide a cui l’Italia è chiamata a rispondere è quello della competitività. Un fattore determinante per la crescita del nostro paese che dal dopoguerra è basata soprattutto sulle esportazioni. Mancando la leva della svalutazione monetaria (utilizzata con la lira nei momenti di recessione e di stagnazione economica per rilanciare il made in Italy nel mondo), l’unica possibilità è nelle regole interne per rendere le nostre imprese sempre più in grado di gareggiare con le concorrenti in tutti i mercati internazionali.

In attesa di conoscere se e come le istituzioni, le aziende e i sindacati affronteranno questo tema, è però interessante notare che l’Italia resta comunque un big mondiale in fatto di surplus commerciale.

Infatti, in base alle classifiche del Trade performance index Unctad – WTO nel 2015, il nostro paese vanta un posizionamento nella top ten in nove tra i 14 settori più importanti come saldo commerciale. In particolare l’Italia ha il primato nel tessile, nei prodotti in pelle e cuoio, nell’abbigliamento, e si posiziona al secondo posto nella meccanica non elettronica, nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, e nei manufatti di base. Davanti a noi solo la Germania che vanta 10 posizioni nelle top ten nelle 14 principali categorie analizzate.

Se si osserva l’aggregato complessivo del saldo commerciale tra aprile 2015 marzo di quest’anno, il nostro paese ha messo a segno un attivo inferiore soltanto a quello di Cina, Germania, Russia e Corea del Sud. Dove possiamo migliorare? Soprattutto nella chimica e nella farmaceutica (dove siamo 26esimi), nell’information technology e nell’elettronica di consumo (28esimi), nei prodotti alimentari freschi (35esimi) e nei minerali ed energia (47esimi).