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Idee di investimento – Obbligazioni – 16 agosto 2016

16 Agosto 2016 09:32
financialounge -  carry trade gilt idee di investimento mercati emergenti mercati obbligazionari Regno Unito tassi di interesse titoli di stato USA
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Il carry trade sui governativi americani, cioè l’acquisto delle obbligazioni degli Stati Uniti, con in parallelo la copertura dell’esposizione al dollaro statunitense rispettivamente verso l’euro e lo yen, ha permesso di realizzare interessanti guadagni e ha contribuito a far scendere i rendimenti dei titoli di stato statunitensi. Ma adesso, come spiega nell’articolo “Titoli di stato USA, il vantaggio del carry trade sta per scomparire” Sachin Gupta, Portfolio Manager di PIMCO la possibilità per europei e giapponesi di acquistare governativi USA e coprirsi dal rischio di cambio costa ora più cara e rende meno conveniente il carry trade. “Con la scomparsa del vantaggio del carry trade, dovrebbe diminuire pure l’influenza del capitale internazionale sui rendimenti degli Stati Uniti” conclude Sachin Gupta.

In ogni caso, per gli esperti di ETHENEA, la casa d’investimento degli Ethna funds, i tassi di interesse USA, tedeschi, giapponesi e inglesi resteranno comunque ancora bassi. “Con i suoi rendimenti positivi, il mercato obbligazionario in dollari USD è uno degli ultimi bastioni di apparente razionalità. Ma riteniamo che anche i titoli di Stato decennali USA, presto o tardi, scenderanno ulteriormente, soprattutto in ragione della ricerca degli ultimi rendimenti positivi da parte degli investitori” commenta, nell’articolo “Tassi di interesse, resteranno bassi ancora a lungo”, Yves Longchamp Head of Research ETHENEA Independent Investors (Schweiz) AG secondo il quale tutto questo è quasi destinato ad avverarsi, perché le alternative sono sempre più difficili da trovare.

Intanto, il taglio dei tassi e l’incremento degli acquisti obbligazionari sul mercato decisi dalla Banca d’Inghilterra costituiscono un robusto supporto ai titoli di stato UK. Nella prima settimana di agosto la Banca d’Inghilterra (BOE, Bank of England) ha sorpreso i mercati annunciando un nuovo pacchetto di stimoli monetari e il primo taglio dei tassi di interesse dopo sette anni. Infatti, quest’ultimo provvedimento (taglio di 25 punti base, -0,25%, dei tassi) veniva considerato praticamente scontato mentre gli atri sono stati una vera e propria sorpresa: dall’aumento degli acquisti di titoli di stato UK (Gilt) per 60 miliardi di sterline, ai 10 miliardi per gli acquisti di obbligazioni societarie, fino all’introduzione del TFS (Term Funding Scheme), meccanismo promosso per rafforzare gli effetti delle misure introdotte e consentire un collegamento più funzionale tra la massa monetaria immessa nel sistema e l’economia reale. “Dopo la vittoria del fronte favorevole alla Brexit nel referendum del 23 giugno nel Regno Unito, abbiamo optato per posizionarci sui titoli di stato inglesi a più lunga scadenza e per una esposizione che trae beneficio dall'allargamento del differenziale tra tasso swap e tasso governativo a 10 anni: il forte calo negli indici di fiducia di luglio ci ha suggerito che la BOE avrebbe introdotto significative misure di stimolo addizionali” commenta, nell’articolo “Titoli di stato UK, il solido supporto garantito dalla Banca d’Inghilterra”, Cosimo Marasciulo, Head of European government bonds di Pioneer Investments.

Resta comunque il fatto che, in un ambiente caratterizzato da tassi di interesse ai minimi storici, le scelte valutarie consentono di aggiungere solidi extra rendimenti al portafoglio. L’investitore che volesse incrementare la performance complessiva di portafoglio non può trascurare di sfruttare le dinamiche del mercato dei cambi. Da inizio anno, per esempio, il real brasiliano si è apprezzato del 21,6% sull’euro, lo yen giapponese del 15,8%, il rand sudafricano del 10,4%, il rublo russo del 9,7%, il dollaro canadese del 3,4% e il dollaro australiano del 2,6%. Per il team di gestione Emerging Markets Debt di Pictet Asset Management, le valute dei paesi emergenti, in particolare, restano ancora interessanti nonostante molte di esse abbiano registrato ottimi rialzi da inizio anno. “Il rally delle divise emergenti potrebbe aver preso in contropiede molti investitori, ma una lettura attenta del mercato avrebbe permesso di intuire le condizioni per un rimbalzo. Il fatto che la Federeal Reserve americana si fosse fatta meno aggressiva sul fronte del rialzo dei tassi, la flessione del dollaro USA, il rialzo delle commodity e l’ampio divario tra i rendimenti dei titoli emergenti e quelli dei loro omologhi avanzati, hanno incentivato una ripresa dei flussi di investimento verso le aree in via di sviluppo. Secondo l’Istituto della finanza internazionale (IIF) nei mercati emergenti si sono registrati afflussi di acquisto sostenuti per otto settimane consecutive, il periodo più lungo da giugno 2014” spiegano infatti gli esperti di Pictet AM nell’articolo “Valute, sempre più determinanti per le performance”.
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