Carlo Benetti

Le obbligazioni non sono più quelle di una volta

19 Giugno 2015 14:55
financialounge -  Carlo Benetti mercati azionari mercati emergenti mercati obbligazionari
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“Per continuare ad avere i buoni vecchi rendimenti di una volta si deve irrobustire la diversificazione verso tutte le classi di attivo che abbiano valore e cercare di imitare i grandi investitori istituzionali, armarsi cioè di pazienza e adottare realmente un orizzonte di investimento congruo, l’unico in grado di contrastare la volatilità di breve termine e le ansie che sempre comporta” suggerisce Carlo Benetti, Head of Market Research & Business Innovation di GAM Italia Sgr, nel commento analitico L’Alpha e il Beta del 15 giugno.
Tra le asset class che meritano attenzione per valutare l’opportunità di investirvi figurano senza dubbio le obbligazioni dei paesi emergenti e le azioni.


Cominciamo con il debito emergente. Rispetto al 1993 il flusso del commercio internazionale è quattro volte più grande, prossimo ai diciottomila miliardi di dollari. In poco più di vent’anni il 43% degli scambi commerciali e il 34% dello scambio di servizi sono riferiti alle economie emergenti, si è amplificata l’interconnessione economica e finanziaria, i capitali esteri hanno fornito combustibile ad elevato numero di ottani allo sviluppo delle economie emergenti. Certo, sono aumentati anche i rischi e il battito di ali della farfalla a Washington può scatenare l’uragano in Brasile, come si è verificato nella seconda metà del 2013, quando non una farfalla ma le parole di Bernanke che preannunciavano il «tapering» (la riduzione degli acquisti dei titoli obbligazionari da parte della FED) scatenarono l’uragano finanziario. I capitali stranieri dunque sono combustibile ed insieme fonte di instabilità.


“Resta il fatto che, ad oggi, il rendimento medio delle obbligazioni dei mercati emergenti in valuta locale è attorno al 6,5% e negli ultimi mesi hanno fatto meglio di altri segmenti obbligazionari, un quadro decisamente diverso da quello dell’estate di due anni fa. Un dollaro forte e tassi in salita non costituiscono di per sé un impedimento ad investire, o rimanere investiti, nelle obbligazioni emergenti” puntualizza Carlo Benetti che poi aggiunge: “Con un dollaro destinato a restare relativamente forte «gli investitori possono cautelarsi finanziando le posizioni in euro» scrive Denise Prime di GAM sul FT del 25 maggio. La performance dell’asset class in euro è stata superiore al 7% nel 2014 e del 7,3% nella prima parte del 2015. In termini generali, continua Denise, la classe di attivo dovrebbe «tenere» considerato l’arresto del rally del dollaro e la stabilizzazione del prezzo delle materie, «il rimbalzo avviato già in marzo è stato abbastanza sostenuto, una situazione ben diversa da quella del crollo del 2013»”.


Con la Fed pronta ad intervenire sui tassi c’è comprensibile diffidenza verso le obbligazioni emergenti ma, ricorda Carlo Benetti, gli investitori «retail» si sono già allontanati in massa nel corso del 2013. Non hanno retto a otto mesi di volatilità e rendimenti negativi. Sono invece rimasti investiti i grandi investitori istituzionali che l’orizzonte di lungo periodo non si limitano a dichiararlo ma lo praticano e sono quindi più tolleranti alla volatilità di breve termine. Sono investitori che hanno nei loro portafogli le stesse obbligazioni governative i cui rendimenti affliggono anche gli investitori privati. «Sarebbe curioso» annota ancora Denise Prime «che riducessero l’esposizione ancora trascurabile al debito emergente che offre i rendimenti indispensabili alla formazione di performance positive anche in un ambiente di tassi in salita». Da un’asset class all’altra. In termini più generali ha senso anche confermare l’esposizione azionaria, la classe di attivo che mostra un vantaggio relativo nei confronti di tutte le altre principali classi di investimento.

 

“Attraverso le lenti di un binocolo le montagne sembrano vicine ma quando Harvey Keitel nell’ultimo film di Sorrentino rovescia il cannocchiale panoramico, tutto si rimpicciolisce e la montagna appare lontanissima: il cannocchiale rovesciato aiuta a mettere le cose in prospettiva, ad osservare tutto con maggiore distacco” sostiene Carlo Benetti alludendo al fatto che, facendosi affiancare dagli occhi esperti di un bravo gestore o da quelli di un bravo consulente, il risparmiatore può diversificare in modo efficiente il proprio portafoglio andando ad intercettare le opportunità presenti nel mercato azionario adottando un adeguato rapporto di rischio/rendimento.


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