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Azioni Mercati Emergenti, ci sono ancora inefficienze da sfruttare

19 Maggio 2015 10:10
financialounge -  mercati azionari mercati emergenti Prashant Khemka
financialounge -  mercati azionari mercati emergenti Prashant Khemka
Non è un momento particolare per investire nell’azionario dei paesi in via di sviluppo per Prashant Khemka, Chief Investment Officer di Emerging Markets Equity di Goldman Sachs Asset Management (“GSAM”). Tuttavia, grazie alle ampie inefficienze ancora esistenti nell’intero universo di questi listini, il gestore ritiene possibile, grazie ad una attenta selezione dei titoli, generare un rendimento, nel medio lungo termine, nell’ordine delle due cifre su base annua. In questa intervista l’esperto descrive i fattori chiave che influenzano i Mercati Emergenti di oggi, indica i paesi con le migliori prospettive e formula le sue previsioni per il 2015.
Cosa sta accadendo nei Mercati Emergenti?“Rispondere a questa domanda è molto difficile senza esaminare i singoli paesi. I Mercati Emergenti non sono un gruppo omogeneo di paesi, come invece accade per i paesi sviluppati. Ad esempio, i redditi pro-capite della Corea del Sud sono paragonabili a quelli di molti paesi sviluppati. D’altra parte, una vasta porzione della popolazione in India ha ancora un tenore di vita simile a quello dei “mercati di frontiera”, anche se il suo sistema democratico stabile e consolidato è paragonabile a quello di un paese sviluppato. Stiamo parlando di un gruppo di 25 paesi, quindi è un po' come cercare di spiegare com’è il tempo oggi nel mondo”.
Con le recenti elezioni e il calo significativo del prezzo del petrolio, ci sono dei mercati, in particolare, che ritiene siano ben posizionati per beneficiare del contesto attuale?“Paesi importatori di petrolio come l’India e l’Indonesia stanno beneficiando chiaramente del calo dei prezzi del petrolio. L’India è attualmente agli inizi di quello che potrebbe rivelarsi un lungo periodo di prosperità. Le elezioni di questa primavera hanno portato al potere un partito di centro-destra, guidato da un primo ministro che ha già dato prova della capacità di promuovere crescita e sviluppo. Le prospettive sono buone e il governo non ha bisogno di fare miracoli per portare la crescita economica al sette - otto per cento nei prossimi tre anni. In termini macroeconomici, il futuro appare luminoso anche per l’Indonesia, per ragioni analoghe: il paese sta beneficiando dei bassi prezzi del petrolio e le prospettive politiche sono positive. Il Messico ha il vantaggio dei suoi stretti legami con gli Stati Uniti, dove l’economia si sta riprendendo".
Volendo fare una sintesi sui paesi, quali promettono meglio e quali no?“Quelle viste sopra sono le differenze macroeconomiche. In sintesi, la situazione è più positiva in India, Indonesia e Messico, mentre i paesi più preoccupanti sono la Cina, la Russia e il Sudafrica. Ma possiamo trovare buone opportunità di investimento in tutti questi paesi, a prescindere dalle relative prospettive macroeconomiche”.
Che cosa trova preoccupante per la Cina, la Russia e il Sudafrica? É una preoccupazione limitata al breve termine?“Tornando all’analogia del tempo: la Cina sta attualmente attraversando una sorta di inverno nord-europeo. Non ha lasciato che gli enormi livelli di crescita fossero ricondotti a proporzioni normali dopo la crisi globale, al contrario ha mantenuto una crescita elevata attraverso iniezioni di capitale. Dovremo aspettare e verificare se questa situazione risulti essere sostenibile. Poi abbiamo la Russia, che si trova nel bel mezzo di una stagione degli uragani. Come sempre, la domanda è la quantità di danni che la tempesta si lascerà alle spalle. I prezzi del petrolio sono in calo con un conseguente notevole impatto su un paese esportatore di petrolio come la Russia. La situazione in Sudafrica è molto diversa, anche se anch’essa risente dei prezzi più bassi delle materie prime. Il paese si trova ad affrontare problemi strutturali, come la disoccupazione, la disuguaglianza e l’inflazione, che non si risolveranno nel giro di pochi mesi o addirittura di anni”.
Dal punto di vista degli investimenti, come descrivereste l’opportunità offerta oggi dalle azioni dei Mercati Emergenti? Ritiene che i Mercati Emergenti registreranno una performance superiore ai paesi sviluppati nei prossimi dodici mesi?“I Mercati Emergenti hanno registrato una performance inferiore come asset class negli ultimi anni rispetto ai paesi sviluppati. In futuro, non c’è ragione di credere ex-ante che essi metteranno a segno performance superiori ai paesi sviluppati, ma allo stesso tempo non vi è ragione di credere che essi rimarranno indietro. Questo non è né il momento migliore né quello peggiore per entrare in tali mercati. È un momento non particolarmente significativo. Mentre i rendimenti delle asset class sono imprevedibili, una cosa su cui tutti possono convenire è che i Mercati Emergenti sono inefficienti. E più è inefficiente una asset class, maggiore è la possibilità che il rendimento di un fondo ben gestito superi la media del mercato. In altre parole, il potenziale di generazione di alpha (sovra-rendimento) è superiore nei Mercati Emergenti. Con un portafoglio ben gestito, nel corso di un periodo ragionevolmente lungo di tempo è ragionevole che gli investitori ottengano un rendimento nell’ordine delle due cifre”.


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