Azionario Giappone, perché il 2015 potrebbe non deludere

Banca Centrale Giappone
5 Marzo 2015 - 14:00

Ultimamente, quando si parla di investimenti azionari in Asia, si fa riferimento spesso alla Cina e all’India e sempre meno al Giappone. Certo, la seconda economia del mondo, che sta assumendo un ruolo crescente nello scenario mondiale, e l’India, alla luce anche delle riforme strutturali e infrastrutturali che ha implementato o che ha annunciato, tendono ad oscurare Tokyo. Che, dal canto suo, ha un forse un po’ deluso le aspettative: nel 2014 vi è infatti stato un calo dell’entusiasmo attorno alla cosiddetta “Abenomics”, in quanto i cambiamenti strutturali che si sarebbero dovuti realizzare attraverso la politica fiscale (la famosa “terza freccia” del programma del primo ministro Shinzo Abe) sono stati piuttosto deludenti.
Un contesto nel quale, tuttavia, la BoJ (la banca centrale del paese) sta proseguendo il suo impegno nel continuare a fornire credito all’economia: anche per questo, gli analisti si aspettano nei prossimi due anni qualche modesto recupero nei dati di crescita. Inoltre le debolezza nella crescita ha portato alla decisione di spostare l’aumento della tassa sui consumi dall’ottobre 2015 all’aprile 2017, mentre la tassa sulle aziende e il piano di stimoli fiscali sono ancora sotto esame. Il 2015 è però cominciato con delle buone sorprese, soprattutto sul fronte delle riforme sul commercio e sul lavoro.
“La variabile chiave a cui guardiamo per capire se il Giappone si può definire fuori dalla sua spirale di deflazione sono i salari. Ci sono due tendenze che possono giocare a favore: la constatazione che le società stanno progressivamente premiando sempre più la produttività e meno l’aumento delle retribuzioni basate sull’anzianità, e il fatto che le contrattazioni aziendali della primavera sono appena cominciate e sembra che parecchie aziende stiano considerando un incremento dei salari. Anche grazie a tutto questo il pericolo della deflazione sembra essere scongiurato e lo scenario che appare più probabile è quello di una bassa inflazione ancora per un paio di anni” commenta Monica Defend, Global Strategist di Pioneer Investments che, per quanto riguarda gli investimenti sui mercati giapponesi, rimane positiva sull’azionario in quanto si aspetta possa essere sostenuto dall’orientamento accomodante della Banca Centrale giapponese, dal basso prezzo del petrolio, dal calo dei prezzi delle materie prime e dalla valuta debole.
“Poiché l’economia giapponese dipende fortemente dalle importazioni, il calo dei prezzi delle materie prime e il declino del prezzo del petrolio hanno portato beneficio agli utili societari” spiega Monica Defend che, relativamente allo yen, ritiene che vi sia ancora spazio per un ulteriore deprezzamento sebbene la maggior parte dell’espansione monetaria realizzata attraverso il QE voluto dal governatore della Banca Centrale Kuroda sia già stata scontata dai mercati. “Infatti dal 2012, l’indice Yen Trade Weighted (che riflette la media geometrica ponderata dei tassi di cambio dello yen contro 15 principali valute, ndr) si è deprezzato di oltre il 30%. Per quanto riguarda l’orientamento prospettico, i nostri modelli quantitativi che si focalizzano sull’espansione relativa dei bilanci delle banche centrali come indicatori dei movimenti valutari, ci segnalano un ulteriore piccolo deprezzamento della divisa di Tokyo per raggiungere il fair value rispetto al dollaro e all’euro” puntualizza Monica Defend.

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