Un mondo totalmente nuovo privo di mappe geografiche definite

Carlo Benetti
17 Dicembre 2014 - 10:45

Il 2014 è trascorso sotto il segno del Divario e il 2015 promette di ripetersi: in particolare per quanto riguarda i divari tra economie anglosassoni e resto del mondo, i divari nelle politiche monetarie, i divari nei paesi emergenti causati da dollaro e petrolio. Un contesto nel quale l’investitore sarà chiamato ad assumere decisioni con la massima attenzione e freddezza.

Partendo da una considerazione di fondo: dopo così tanti anni di crescita al di sotto del potenziale e di debolezza vera e propria (almeno nell’Eurozona), molte analisi sono intrise del pessimismo dei loro estensori. Quando un periodo di crisi si protrae così a lungo è più difficile sollevare lo sguardo dal presente e immaginare l’accelerazione dello sviluppo soprattutto dopo che la «linea di faglia» deflagrata nel 2008 ha squarciato due epoche proiettando lo scenario in un mondo totalmente nuovo, privo di mappe geografiche definite: un contesto sconosciuto nel quale non si può escludere che abbia preso forma un eccesso di pessimismo.

“In effetti, se venisse rimossa la sfiducia, se si vincesse il timore dell’incertezza che oggi pietrifica l’iniziativa di famiglie e imprese, la ripresa si innescherebbe anche a fronte di tante questioni irrisolte, come è sempre accaduto in passato. Le premesse non mancano: liquidità, denaro a basso costo, manodopera disponibile, progresso tecnologico” fa notare Carlo Benetti, Head of Market Research & Business Innovation di Swiss & Global nel commento analitico L’Alpha e Beta del 15 dicembre.

Per lo strategist, la parola chiave è «tempo», cioè un orizzonte temporale sufficientemente lungo nel quale orientare l’investimento azionario. Questo perché, con l’inflazione non ancora all’orizzonte e con politiche monetarie che, nonostante la normalizzazione, resteranno accomodanti, le azioni sembrano ancora luogo abitabile per l’investitore.

Detto questo, non si può fare a meno di notare, dice Carlo Benetti, che anche le economie emergenti siano ora caratterizzate da un divario crescente: dollaro forte, tassi americani e prezzo del petrolio saranno gli arbitri dei diversi destini di quei paesi. Difficile immaginare che il prezzo del greggio resti a questi livelli nel medio periodo ma, almeno nel breve termine, rimarrà basso finché la ripresa dell’economia globale non tornerà ad esercitare pressione sul lato della domanda.

“Le scelte di investimento sulle economie emergenti devono dunque necessariamente tenere conto dei paesi premiati e dei paesi danneggiati: in quest’ultimo gruppo figurano i paesi esportatori come Venezuela, Brasile, Russia. Si avvantaggiano invece i paesi asiatici, India, Vietnam, Indonesia, Tailandia, in larga parte importatori netti di energia, perché si attenua il peso dei contributi pubblici sui costi energetici con effetti positivi sul bilancio, tanto più importanti a fronte di dollaro forte e di tassi americani attesi in salita” puntualizza Carlo Benetti che poi conclude la sua analisi sul Giappone, un altro paese caratterizzato da importanti divari.

Nell’economia giapponese, infatti, la debolezza della crescita negli ultimi trimestri si oppone alle buone performance delle società. All’origine di questo divario apparentemente contraddittorio è, per lo strategist, la debolezza dello yen che ha certamente fornito un vantaggio competitivo alla «Corporate Japan», sistema fortemente orientato all’esportazione, ma ha costituito una sorta di tassa occulta sui consumatori, in aggiunta alla tassa vera e propria costituita dall’aumento dell’IVA dello scorso aprile. Quindi uno scenario favorevole alle aziende e nello stesso tempo avverso ai consumatori.

“Il giudizio sull’Abenomics è tornato agli elettori e il premier Shinzo Abe ha vinto la scommessa nelle elezioni anticipate per il rinnovo della Camera bassa da lui volute. Nelle elezioni del 2012 il programma di Abe prometteva la grande ripartenza dell’economia giapponese con le tre leve (le tre «frecce» secondo l’immagine usata dal premier) dell’allentamento monetario, fiscale e con riforme risolutive e coraggiose. Il mancato successo dell’Abenomics, almeno fino ad oggi, ha indotto il primo ministro alle elezioni anticipate e giocare in questo modo d’anticipo, chiedendo una sorta di referendum sulla propria politica prima che la debolezza della ripresa ne attenui la sua popolarità. Alla debolezza dello yen si è nel frattempo affiancato il minor costo energetico, ulteriore aiuto agli utili societari e ai consumatori” conclude Carlo Benetti.

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