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Migliori prospettive per il mercato azionario verso fine anno

17 Novembre 2014 - 8:20
financialounge - news
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Sovrappeso nell’equity, utilizzando parte della liquidità in portafoglio, e aumento dell’esposizione nel settore dei beni voluttuari a discapito di quello dei materiali di base. Più debito emerging markets in valuta locale e meno corporate bond euro investment grade.

Sono queste le principali variazioni di portafoglio che emergono dalla lettura del Barometer di novembre 2014, il rapporto a cura della Pictet Asset Management Strategy Unit (PSU), il gruppo di investimento responsabile delle linee guida di asset allocation in ambito azionario e obbligazionario, nonché in materia di valute e di commodity.

“Sovrappesiamo il mercato azionario alla luce del calo dei prezzi del petrolio e delle continue misure di sostegno delle banche centrali, che dovrebbero stimolare l’economia e la propensione al rischio verso fine anno. Confermiamo il sottopeso dei titoli obbligazionari e il sovrappeso del dollaro USA (USD), mentre riduciamo la liquidità a un livello neutrale. I nostri indicatori del ciclo economico mostrano un persistente divario fra Stati Uniti e resto del mondo” spiegano gli esperti della PSU.

Negli USA, se l’attività manifatturiera ha rallentato, la fiducia dei consumatori ha raggiunto livelli che non si vedevano dall’agosto del 2007. Tale evoluzione, unita al recente calo dei prezzi dell’energia, dovrebbe dare impulso alle vendite al dettaglio nel periodo festivo. Un mercato residenziale solido e consistenti ordinativi industriali puntano ad una crescita economica del 3% fra luglio e settembre, un livello che, per gli specialisti della PSU, è sostenibile anche nei prossimi trimestri. Le pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti si sono attenuate nel breve periodo, soprattutto per effetto del calo del petrolio, che avrà probabilmente un forte impatto sull’inflazione dei prezzi al consumo in quanto il 9% della spesa delle famiglie è legato all’energia. Tuttavia, un mercato del lavoro più solido e altri fattori ciclici dovrebbero contribuire all’aumento dei prezzi nei prossimi sei mesi.

“In considerazione di tali forze contrastanti, prevediamo ora un primo rialzo dei tassi USA nell’estate del 2015. In Europa, invece, la crescita è sempre più stentata: la brusca frenata dell’industria manifatturiera tedesca è indicativa delle ripercussioni economiche dell’inasprimento delle relazioni fra UE e Russia” sottolineano i professionisti della PSU. Dati i rischi di rallentamento e un’inflazione ostinatamente bassa, ben al di sotto del target del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea, i policymakers sono chiamati a fare di più per rilanciare l’economia. Resta la possibilità di un ampio programma di Quantitative Easing l’anno prossimo. In futuro, comunque, il sentiment dovrebbe stabilizzarsi in quanto le tensioni fra Russia e Ucraina sono, nel frattempo, rallentate.

Gli esperti della PSU prevedono inoltre un sia pur graduale aumento del credito alla luce dei risultati dei controlli sulle banche, che rivelano un sostanziale miglioramento dei bilanci dei principali istituti europei. Anche il Giappone evidenzia una crescita modesta, come risulta dall’ulteriore contrazione degli indicatori anticipatori e dall’inatteso calo mensile della fiducia delle piccole e medie imprese. L’economia deve tra l’altro fare i conti con l’incertezza politica. Gli scandali che hanno coinvolto il governo hanno eroso il consenso dell’opinione pubblica a Shinzo Abe e non è chiaro se il Primo Ministro procederà con il secondo rialzo dell’imposta sulle vendite. La decisione dell’esecutivo sul programma fiscale è attesa in dicembre. In tale contesto, e a fronte di un’inflazione che difficilmente raggiungerà l’obiettivo ufficiale del 2% nel corso dell’anno, è benvenuta la mossa a sorpresa della BOJ (Bank of Japan), che con l’ampliamento delle misure di stimolo monetario dovrebbe sostenere il clima di fiducia e la crescita.

In Cina, l’espansione economica resta al di sotto della tendenza di lungo termine, ma si vedono segni di miglioramento. L’attività edilizia si è intensificata per il quarto mese consecutivo, mentre il recente intervento della banca centrale a favore del settore immobiliare dovrebbe contribuire a stabilizzare i prezzi delle case nel medio periodo. La crescita nominale dell’export nazionale evidenzia un’accelerazione e i nuovi ordinativi all’esportazione hanno toccato il livello più alto dal dicembre 2010. Un quadro incoraggiante per le aziende manifatturiere, in quanto incentiva gli investimenti tecnici.

Negli altri Paesi emergenti la PSU vede crescenti divergenze economiche. Gli esportatori asiatici di prodotti manifatturieri hanno beneficiato del calo dei prezzi del petrolio, mentre i produttori di commodity latinoamericani hanno registrato una crescita modesta, riconducibile essenzialmente alla recessione in atto in Brasile. Il crollo delle valute dei Paesi emergenti, che secondo il modello analitico della PSU presentano ora una sottovalutazione di quasi il 16%, dovrebbe dare slancio alle esportazioni.

“I nostri indicatori della liquidità confermano un quadro moderatamente positivo a livello globale. Nell’Eurozona, l’offerta monetaria è aumentata al ritmo più sostenuto degli ultimi due anni, anche grazie al programma della BCE di erogazione di prestiti a lungo termine alle banche. Negli Stati Uniti, invece, i privati godono di buone condizioni di credito, ma il sostegno della banca centrale al mercato potrebbe ridursi con la fine del Quantitative Easing” rivelano i professionisti delal PSU per i quali la recente misura di espansione monetaria della BOJ dovrebbe comunque garantire nel 2015 una crescita della liquidità globale analoga a quella di quest’anno (1.100 miliardi di dollari USA). “Gli indicatori del sentiment sono tornati a un livello neutrale dopo un mese volatile in cui le piazze azionarie hanno dapprima subito un crollo e poi recuperato terreno. Gli indicatori delle valutazioni sono migliorati dopo la correzione del mercato di ottobre. Tuttavia, le revisioni delle stime di utili aziendali sono ancora generalmente negative in tutto il mondo, Giappone escluso. È uno scenario preoccupante, ma i titoli azionari restano più allettanti di quelli obbligazionari in virtù di un premio al rischio, cioè l’extra rendimento rispetto al tasso privo di rischio, ancora prossimo al 6%. I listini azionari dei Paesi emergenti appaiono convenienti in rapporto al P/E (rapporto prezzo / utili) medio dell’asset class negli ultimi 10 anni e alla nostra stima del fair value. Il dollaro, i Treasury statunitensi e i bond investment grade risultano onerosi in base a entrambi i parametri” conclude la PSU.
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