BlackRock

Le obbligazioni USA high yield tornano attraenti

15 Ottobre 2014 - 13:20
financialounge - news
financialounge - news
Dopo diverse settimane di sell off (vendite massiccia di titoli sul mercato senza limitazione di prezzo e di quantità) può essere utile osservare, all’interno dei segmenti di mercato più colpiti dai disinvestimenti, i titoli con le quotazioni diventate più attraenti.

Uno di questi, secondo Russ Koesterich Global Chief Investment Strategist di BlackRock, è quello delle obbligazioni ad alto rendimento.
“Nelle ultime settimane, gli investitori hanno dovuto contrastare due tendenze: ansia per un cambiamento nella politica della Fed e le prove di un rallentamento dell'economia globale. La nostra opinione è che mentre la crescita globale è destinata a rimanere al di sotto dei livelli storici, tale crescita non sta tuttavia crollando. Questa è una distinzione importante perché suggerisce che gli investitori dovrebbero essere posizionati per un ambiente di lenta crescita e non di nuova recessione. Questo, a sua volta, implica la necessità di assumere qualche rischio selettivo in classi di attività che sono diventati meno costosi a causa del sell-off. Un esempio di una classe di attività che merita un altro sguardo: le obbligazioni USA high yield. La differenza di rendimento tra questi bond e quella dei titoli di qualità superiore del Tesoro USA (nota come spread) si è allargata sino a raggiungere il livello più alto dell’ultimo anno. Inoltre, dal momento che le corporation USA rimangono solide con tassi di default (fallimento) basso, l’high yield sembra ora fornire un ragionevole livello di reddito rispetto al resto del mercato del reddito fisso” spiega Russ Koesterich che, nel suo commento settimanale ai mercati, delinea il contesto generale in cui gli investitori si stanno muovendo.

Durante la scorsa settimana si è assistito al proseguimento della vendita di asset rischiosi. I titoli azionari globali hanno lasciato sul parterre circa l'8% in dollari rispetto ai loro massimi estivi, con le azioni dei mercati emergenti, le small cap USA e il petrolio in forte correzione. Questa recente debolezza del mercato ha comportato anche significativi deflussi dai fondi azionari: nella settimana conclusa l’8 ottobre i riscatti dai fondi azionari sono ammontati a quasi 13 miliardi di dollari.

In parallelo, fa notare Russ Koesterich, gli investitori hanno acquistato i cosiddetti beni rifugio sicuro, sottoscrivendo 16 miliardi di dollari di quote di fondi obbligazionari e 47 miliardi di dollari in fondi del mercato monetario. Dal momento che i rendimenti obbligazionari scendono se i prezzi aumentano, la recente ondata di acquisto di bond ha spinto il rendimento dei Treasury USA a 10 anni fino al 2,28%, cioè al livello più basso dal giugno del 2013.

“Ironia della sorte, le vendite delle azioni della scorsa settimana potrebbero essere state guidate dal paradosso di un po’ «troppa crescita negli Stati Uniti e troppa poca nel resto del mondo». Una forte economia statunitense continua a suggerire un rialzo dei tassi della Fed a partire dal primo semestre del 2015. Il resto del mondo sembra essere in decelerazione, con alcune eccezioni di rilievo, come l'India. Questa tendenza è stata evidenziata la scorsa settimana in un rapporto del Fondo Monetario Internazionale (FMI), che ha ridotto le sue stime per la crescita globale ed ha aumentato la probabilità di una nuova recessione nella zona euro” precisa Russ Koesterich che poi argomenta da dove provenga, in particolare, l'improvvisa preoccupazione per l'Europa: “L'attività economica europea risulta in decelerazione per una serie di motivi: dal calo delle esportazioni verso la Russia al rallentamento del mercato dei capitali cinese e dei beni di lusso, fino alle deboli dinamiche del lavoro: un cocktail che sta contribuendo ad una perdita di fiducia”.

Tuttavia, puntualizza Russ Koesterich , non ci sono solo ombre ma anche luci in Europa. Alcuni paesi, di cui uno è la Spagna, stanno beneficiando di riforme strutturali. In tutto il continente, la domanda di credito al consumo sembra essere in aumento. Infine, l'indebolimento dell'euro dovrebbe aiutare gli esportatori europei e fornire qualche supporto all’economia della zona euro. Tutto questo suggerisce che se è improbabile che l'Europa possa espandersi in modo vigoroso nei prossimi mesi, è altrettanto vero che ogni suo ulteriore rallentamento debba comunque essere di modesta entità.

“Anche se non ci aspettiamo un'altra recessione globale, le ultime settimane hanno illustrato le ragioni per cui l'economia mondiale sta proseguendo un percorso di crescita relativamente esigua. Questo ha implicazioni significative per gli investitori e suggerisce di puntare sui titoli a più la larga e mega-capitalizzazione che stanno registrando performance significativamente superiori alle aziende più piccole” conclude Russ Koesterich.
Trending