banche centrali

Oltre il breve termine per riconoscere le vere forze della crescita

16 Settembre 2014 - 8:00
financialounge - news
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Si avverte un’ossessiva attenzione alle parole dei banchieri centrali, la maniacale analisi della sintassi dei comunicati stampa. Al punto che gli analisti studiano le scelte lessicali per interpretare quali possano essere le effettive future mosse degli istituti di credito centrali.
“L’ossessione con cui si seguono le azioni delle banche centrali non ha precedenti ma è senza precedenti anche il loro ruolo, una delle tante novità di questo tempo strano” sottolinea Carlo Benetti, Head of Market Research & Business Innovation di Swiss & Global nel commento analitico Alpha e Beta del 15 settembre 2014 nel quale l’esperto guida il lettore nel labirinto delle scelte d’investimento al fine di renderlo consapevole del fatto di come sia indispensabile guardare oltre i movimenti delle banche centrali nel breve termine.

“I mercati hanno già scommesso sul divario tra le politiche monetarie dell’Eurozona e degli Stati Uniti e il movimento relativo delle valute ne è il segno più evidente. La forza del dollaro in queste ultime settimane è paragonabile alle fasi di apprezzamento della valuta americana nei primi anni ’80 e nella metà degli anni ’90, e la ragione è nella divaricazione, per alcuni “appena all’inizio”, delle politiche monetarie sulle due sponde dell’Atlantico. Mentre la Fed deve trovare la giusta misura nel comunicare l’inversione dei tassi, la BCE è ancora alle prese con il poco vapore nella caldaia della ripresa e con i rischi della deflazione” commenta Carlo Benetti.

La Federal Reserve, consapevole delle conseguenze delle proprie azioni sul sistema economico, ha voluto indagare meglio la relazione tra investimenti in asset durevoli (capex) e livello dei tassi. Un sondaggio presso un campione rappresentativo di operatori economici (i CFO, Chief Financial Officer , delle società presenti nel Global Business Magazine) ha fornito l’evidenza empirica della reattività delle aziende al movimento dei tassi, cioè se e come un loro innalzamento condizionerebbe i piani di investimento.
“I risultati da un lato sorprendono, perché le oltre cinquecento risposte rivelano una sostanziale indifferenza al movimento dei tassi, ma dall’altro confermano che non sono i tassi di interesse a dare origine all’espansione economica. La gran parte dei CFO risponde che i loro programmi di investimento non sono molto condizionati dal livello dei costi di finanziamento, solo in pochi si dichiarano pronti a ridurre i budget di investimento a fronte di un incremento dei tassi di 100 punti base. La ricerca mostra anche che gli investimenti sono tanto meno sensibili all’incremento dei tassi quanto maggiori sono gli utili attesi” spiega Carlo Benetti.

D’altra parte, nella seconda metà degli anni ’70 il progressivo aumento dei tassi non ha impedito le performance dell’economia americana, o verso la fine degli anni ’80 e, più di recente, tra il 2001 e il 2006 quando a fronte di tassi in aumento l’economia degli Stati Uniti cresceva di circa il 5% all’anno.
“La costruzione di portafogli di investimento è l’attività più complessa nell’asset management: richiede sensibilità alle variabili di breve termine, e dunque non si ignorano le azioni dei banchieri centrali, ed esige nel contempo costante attenzione alle forze sotterranee che creano i presupposti della crescita nel medio e lungo periodo, la forza dei capitali pazienti” sostiene Carlo Benetti per il quale guardare oltre i movimenti delle banche nel breve termine vuol dire guardare ai presupposti della crescita, cioè ai fondamentali delle società (innovazione di processi, prodotti, mercati) e delle aree economiche (demografia, nuovi occupati, consumi).

“Significa riconoscere quelli che qualche anno fa vennero battezzati «megatrend», le discontinuità sociali ed economiche provocate dalla nuova connettività che ha reso il pianeta più piccolo mentre cambiano i ruoli ed i pesi economici tra nord ricco e sud ex-povero. Scarsità delle risorse, longevità, urbanizzazione nelle economie emergenti, nuove sensibilità agli impatti ambientali dell’attività economica, innovazione tecnologica, ricerca bio-farmaceutica: temi di investimento che rimettono le cose nella giusta prospettiva, in un sistema copernicano con al centro imprese e innovazione” conclude Carlo Benetti.
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