consulenza finanziaria

“Investimente”: donne più immuni alle trappole mentali

12 Giugno 2014 - 7:00
financialounge - news
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Al momento di prendere decisioni finanziarie, gli uomini sono più sicuri di sé e sono pertanto più soggetti, rispetto alle signore, a cadere nella trappola emotiva della sopravvalutazione delle proprie capacità di controllo degli eventi sovrastimando le probabilità di successo e sottostimando i rischi legati ad aspettative troppo rosee.

Questa dinamica emerge dal bilancio dei risultati di Investimente.it – il Test di “psico-economia” realizzato da Schroders in partnership scientifica con Matteo Motterlini, Direttore del CRESA (Centro di Ricerca in Epistemologia Sperimentale e Applicata – Università Vita-Salute San Raffaele), che, per la prima volta in Italia, traduce in azione la finanza comportamentale, con l’obiettivo di mettere i principi teorici di questa disciplina concretamente al servizio di promotori, banker e investitori finali.

Ma torniamo ai risultati delle risposte fornite da uomini e donne nell’ambito delle più di 2.000 osservazioni raccolte finora attraverso la piattaforma online Investimente.it: emerge che gli uomini sono più sicuri di sé al momento di prendere decisioni finanziarie e sono pertanto più soggetti rispetto al genere femminile a cadere nella trappola emotiva dell’Overconfidence (57% a fronte del 45%).

Una tendenza che induce a sopravvalutare la propria capacità di controllare gli eventi e che può pertanto facilmente portare a “farsi del male”, assumendo più rischi del necessario o movimentando il portafoglio in modo eccessivo e non coerente con la propria pianificazione finanziaria.
L’eccessiva sicurezza di sé può inoltre determinare una minore propensione a delegare le decisioni d’investimento a un consulente finanziario. Se l’ottimismo eccessivo in finanza può risultare un vero e proprio boomerang, gli uomini sembrano più portati delle donne (27% vs 24%) a sovrastimare le probabilità di successo e a sottostimare i rischi legati ad aspettative troppo rosee.

Si tratta di una trappola molto diffusa (denominata come Optimism bias), che può portare a un’inefficace pianificazione, in quanto impedisce di considerare nei diversi scenari possibili anche quelli negativi, e alla formulazione di previsioni sistematicamente distorte a proprio vantaggio.
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