Fondi obbligazionari

Gestione, valore e politica: i driver obbligazionari

14 Febbraio 2014 - 12:00
financialounge - news
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Una strategia basata su una corretta gestione del rischio di tasso d’interesse, combinata con la capacità di investire in un’ottica value-oriented e in sintonia con le reazioni delle banche centrali dovrebbe rappresentare l’approccio più efficiente durante la fase di ripresa del dopo-crisi per gli investimenti obbligazionari. Ne è convinto Jim Caron, Managing Director di Morgan Stanley Investment Management che ha coniato un nuovo acronimo (GVP) per identificare l’approccio dedicato al settore obbligazionario per il 2014:

• Gestione: del rischio di tasso d’interesse
• Value-oriented: investimenti orientati al valore
• Politica: investimenti in sintonia con le reazioni delle autorità monetarie.

“Ad esempio, le strategie obbligazionarie prive di vincoli a gestione attiva e quelle che cercano di sfruttare la politica monetaria espansiva in Europa, sono le più adatte a trarre vantaggio dalla metodologia “GVP”, in quanto mitigano il rischio di tasso d’interesse massimizzando i guadagni realizzabili grazie alle valutazioni e al supporto delle politiche monetarie. L’utilizzo di questo approccio d’investimento permetterà di sfruttare in modo ottimale le opportunità future del mercato obbligazionario” spiega Jim Caron.

Il rischio di tasso d’interesse dei vari strumenti a reddito fisso presenta una correlazione molto elevata con il livello e l’andamento dei tassi d’interesse statunitensi.
“La nostra lettura dell’impatto del QE sulla performance delle classi di attivo si basa sull’effetto che tale programma esercita sul legame tra il livello dei tassi d’interesse e la volatilità. Da quando la Fed ha lanciato il programma di acquisto di attivi sia i tassi d’interesse che la volatilità sono diminuiti. Ne consegue che l’uscita dal programma di QE dovrebbe produrre l’effetto di tassi e volatilità in salita” puntualizza Jim Caron.

Morgan Stanley Investment Management utilizza il beta del rapporto tra tassi e volatilità come principale input di ricerca per misurare la velocità di rialzo dei tassi coerente con le reazioni di politica monetaria della Fed. Il rapporto tra i due valori tende ora a riportarsi sulla media storica con le soglie di massima e di minima chiaramente delineate.

Questo indicatore è molto importante perché sia tassi che volatilità dovrebbero muoversi in sincrono durante una fase di riduzione del QE coerente con un beta determinato dalle reazioni di politica monetaria della Fed. L’avvicinarsi di tale rapporto a una delle due soglie costituisce un segnale e un input importante per il processo di gestione del rischio di tasso d’interesse di Morgan Stanley Investment Management, che è uno dei rischi cruciali per la gestione dei portafogli obbligazionari durante le fasi di rialzo dei tassi.

Le valutazioni di numerosi prodotti obbligazionari, in virtù anche dei tassi di insolvenza, sono allettanti, a patto di mitigare il rischio di tasso d’interesse. Il problema è il livello dei tassi d’interesse, che per numerosi prodotti obbligazionari è molto basso e ciò li espone alle conseguenze di un rialzo dei tassi. Per questo motivo, d’ora in avanti la gestione dell’esposizione al rischio di tasso d’interesse costituirà un fattore di importanza cruciale.

La politica monetaria espansiva adottata nella fase di crisi ha fatto aumentare le passività iscritte nei bilanci delle banche centrali e degli Stati. Ora però l’economia globale sembra in fase di ripresa e le nuove politiche cercano di ridurre l’indebitamento statale e incoraggiare quello privato: negli Stati Uniti, ad esempio, sono state introdotte numerose misure a sostegno del settore immobiliare e dei prodotti ipotecari non di enti pubblici, che sono stati assorbiti dal settore privato e alla fine hanno prodotto rendimenti positivi.

“Adesso anche l’Europa ha adottato un piano simile, collegato alla Asset Quality Review, che riteniamo incoraggerà le banche a vendere al settore privato i crediti a rischio a valutazioni attraenti. Il miglioramento dell’economia globale dovrebbe favorire questo tipo di investimenti, i quali potrebbero generare risultati superiori alle attese. Il fattore accomunante è che gli investimenti stabili, capaci di beneficiare del supporto fornito dalle politiche reattive delle banche centrali tendono in genere a produrre buoni risultati” conclude Jim Caron.
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