mercato del credito

La parola del mese è prudenza

13 Febbraio 2014 11:25
financialounge -  mercato del credito William Gross
financialounge -  mercato del credito William Gross
Parte dal Medioevo ma è molto pertinente con quanto avviene nei giorni nostri il racconto dell’Investment Outlook di febbraio 2014 sviluppato da William H. Gross, Managing Director di PIMCO.

Un approfondimento che si può sintetizzare in quattro punti:
1) I prezzi delle attività finanziarie dipendono dalla creazione e dall’espansione del credito.
2) A fronte della riduzione dei disavanzi di bilancio, negli Stati Uniti e in altri paesi il settore pubblico dà un contributo sempre minore alla creazione di credito.
3) Un’espansione del credito del 3-4% negli Stati Uniti potrebbe non essere sufficiente a sostenere una crescita del 3%, soprattutto se i prezzi delle attività diminuiscono le velocità di circolazione ne risente.
4) Il consiglio è di non essere avidi in un mercato globale ad alto grado di leva perché può essere rischioso.

Per tutte queste ragioni, la parola del mese scelta da PIMCO è “prudenza”. Ma proviamo a ripercorrere i passaggi che permettono di decifrare la situazione attuale dei mercati.

Negli Stati Uniti, il credito disponibile nel paese ammonta ufficialmente a 57.000 miliardi di dollari (escluse le azioni, che non sono comprese nella definizione ufficiale della Fed). Prima del fallimento della Lehman Brothers il credito cresceva a un tasso dell’8-10% all’anno, ma adesso registra un’espansione annua di appena il 3-4%. Parte di questa crescita è ascrivibile al governo stesso e alla spesa in disavanzo degli ultimi anni. Il deficit di circa 1.000 miliardi di dollari registrato nel 2009-2010 ha equivalso, da solo, a un tasso di espansione del credito del 2%.

Ma nonostante questo, altri mutuatari, come le famiglie, le imprese, le autorità locali, i governi esteri e le istituzioni finanziarie, si sono dimostrati poco propensi a dare il proprio contributo. A fronte di un disavanzo sceso attualmente a circa 600 miliardi di dollari, il Tesoro costituisce una fonte sempre meno rilevante di crescita del credito. Molti vedono con favore tale situazione, che tuttavia nel breve periodo potrebbe ripercuotersi negativamente sulla capacità dell’economia di accrescere il proprio P/E ed espandersi, a meno che il settore privato non faccia la propria parte e inizi a indebitarsi/ investire / acquistare nuove abitazioni e così via.

“Negli ultimi 12 mesi il credito è cresciuto a un ritmo estremamente lento del 3,5%, appena sufficiente a sostenere un’espansione del PIL nominale di pari entità” afferma William H. Gross per il quale, comunque, non sussiste una relazione uno a uno tra la crescita del credito e il PIL. A complicare il quadro interviene la velocità di circolazione, che è influenzata dai tassi d’interesse e dal prezzo del credito. Tuttavia, considerando che la Fed ha avviato il tapering del QE e che i tassi d’interesse/ ipotecari superano di 150 punti base i livelli registrati a luglio 2012, la velocità di circolazione potrebbe incidere negativamente sull’equazione.

“Come spiegano gli economisti nei libri di testo tradizionali, MV=PT, ovvero moneta X velocità di circolazione = PIL. In realtà la nuova equazione andrebbe riformulata come CV = PT, ovvero credito X velocità di circolazione = PIL, ma la maggior parte degli economisti si è formata alla scuola classica del modello di Friedman, che considerava la moneta in un’accezione molto più ristretta” spiga William H. Gross.

Le fasi di rialzo sui mercati sono causate o accompagnate da un’espansione creditizia. Considerando la decelerazione della crescita del credito, dovuta in parte alla riduzione dei disavanzi pubblici, nonché l’impatto negativo del tapering del QE sulla velocità di circolazione, gli Stati Uniti e altre economie analogamente basate sul credito potrebbero registrare una crescita economica meno vigorosa di quanto potrebbero supporre l’FMI e altri esperti di previsioni sulla base dei loro modelli. Forse la parola “deflazione” sussurrata a Davos nelle ultime settimane potrebbe essere un’indicazione di questo.

“In un simile scenario, le obbligazioni di alta qualità continueranno a beneficiare di una domanda sostenuta e gli asset rischiosi potrebbero perdere parte della loro attrattiva. In ogni caso, se operate nei mercati finanziari, non siate avidi come maiali, né oggi né in futuro. I tempi in cui ci si arricchiva rapidamente sono ormai alle nostre spalle, e forse anche quelli in cui lo si faceva lentamente” è la raccomandazione finale di William H. Gross.
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