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Euroforte e acquisizioni all’estero

11 Marzo 2013 - 7:00
financialounge - news
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Negli ultimi due anni il cambio euro/dollaro USA è oscillato tra un massimo dell’1,486 dell’aprile 2011 ad un minimo dell’1,228 del luglio dell’anno scorso. Gli attuali livelli, intorno all’1,30, viaggiano quindi di circa il 6% al di sopra del minimo di luglio 2012 e al di sotto del 13,% dai massimi 2011.

Molti, tra analisti, economisti e politici, ritengono che, vista la profonda crisi economica che attanaglia l’Europa, la moneta unica europea dovrebbe svalutarsi almeno di un 10% per aumentare la competitività delle merci europee agevolando l’export in modo da bilanciare gli stagnati consumi interni. Altri osservatori, al contrario, fanno notare che l’euro forte può rappresentare una opportunità di crescita per gli imprenditori più lungimiranti.

Grazie al maggiore potere d’acquisto della moneta unica è infatti possibile fare acquisizioni in giro per il mondo sfruttando quotazioni che in molti casi sono convenienti e sinergiche per lo sviluppo del business internazionale.

Tra gli esempi che si possono citare c’è il gruppo Campari che nel settembre scorso ha acquisito la maggioranza del gruppo giamaicano Lascelles de Mercado (LdM), che produce liquori di alta gamma per 414,75 milioni di dollari (circa 330 milioni di euro). Il gruppo Ferrero, invece, che vanta già 18 stabilimenti in tutto il mondo e altri due in costruzione (uno in Turchia e uno in Messico), ha stanziato oltre 400 milioni di euro per il potenziamento delle attività all’estero: tra i principali obiettivi della multinazionale dolciaria la Russia, il Brasile, l’India e il Sud Africa.

Ma molti altri gruppi italiani, tra i quali Luxottica, Prysmian, Tod’s, Diasorin, Fiat, Autogrill, Lottomatica, solo per citarne alcuni tra i più noti e attivi, si sono attivati negli ultimi anni con acquisizioni che hanno permesso di aumentare il proprio giro d’affari all’estero. E non è un caso che molte di queste società abbiano pubblicato risultati di bilancio 2012 molto brillanti nonostante la crisi economica italiana ed europea e nonostante l’euro forte.
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