capitalizzazione

Benchmark basati sui fondamentali

15 Gennaio 2013 - 7:00
financialounge - news
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La maggior parte degli indici finanziari sono a capitalizzazione, anche quelli relativi ai titoli di stato. Una caratteristica che può rivelarsi pericolosa, soprattutto in una fase come questa.

Infatti gli indici a capitalizzazione producono due distorsioni: da un lato inducono a investire sugli emittenti più indebitati e potenzialmente più rischiosi mentre dall’altro subiscono gli impatti dei rating che, oltre a dare giudizi tardivi (come purtroppo accaduto nel caso Lehman Brothers e in quello della Grecia) vincolano il gestore a vendere, spesso in perdita, nel momento di un downgrade.

Per risolvere questo inconveniente alcune società di gestione hanno adottato approcci gestionali e indici di riferimento basati sui fondamentali macro economici. Ma cosa significa nel concreto utilizzare un benchmark di questo tipo? Per esempio, nell’ambito di un fondo obbligazionario governativo internazionale, potrebbe voler dire alleggerire l’esposizione in titoli di stato giapponesi (-22%), americani (-19%), italiani (-5%) e francesi (-1%) per far posto a emissioni governative canadesi (+5%), australiane (+5%), messicane (+4%), turche (+3%), colombiane (+3%), tailandesi (+2%), peruviane (+2%), cilene (+2%), norvegesi (+1%) e svedesi (+1%).

In pratica, con questi indici basati sui fondamentali, il gestore è meno esposto sui bond dei Paesi più indebitati a vantaggio di quelli che vantano situazioni debitorie pubbliche più virtuose.
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