Outlook 2013 mercati azionari

corporate bond
2 Gennaio 2013 - 8:10

Dovrebbe essere un anno moderatamente positivo per il mercato azionario dove, tuttavia, le opportunità saranno difficili da catturare e la volatilità potrà subire brusche accelerazioni.

In questo contesto la raccomandazione è quella di affidarsi a gestori di fondi e comparti di sicav azionari specializzati e capaci di accumulare profitti ma con un rigoroso controllo del rischio di portafoglio. Con queste premesse vediamo quali sono alcuni suggerimenti provenienti dalle case d’investimento.

John Greenwood, Chief Econimist di Invesco, indica un’asset allocation che, prendendo atto della riduzione del debito e di tassi di interessi ridotti, punta alla ricerca di rendimento. Per quanto attiene alle fonti di reddito di qualità, John Greenwood ne distingue tre in particolare: corporate bond di elevato standing qualitativo, selezionati titoli immobiliari USA e le azioni.

L’equity, che secondo John Greenwood dovrebbe crescere anche nel corso del 2013 sebbene in un contesto di maggiore volatilità, presenta un appeal molto interessante, soprattutto in questa fase di tassi di interesse obbligazionari ridotti: le cedole molto generose. Il dividend yield (ovvero i dividendi in rapporto alle quotazioni) si attestano infatti, sia in Europa che negli Stati Uniti al di sopra del dividend yield medio degli ultimi 10 anni.

Pioneer Investments, dal canto suo, sulla base dello scenario macroeconomico e considerate la attuali valutazioni all’interno delle singole asset class, ritiene che il 2013 possa essere l’anno in cui gli investitori potranno ricominciare a guardare con maggiore interesse al mercato azionario, soprattutto in Europa.

La convinzione è che i piani di riforme volti a sanare gli squilibri strutturali all’interno dell’Eurozona proseguiranno nei prossimi anni fino a creare una convergenza nei livelli di produttività e del costo del lavoro tra i paesi periferici e quelli “core”, fino ad arrivare anche ad una armonizzazione dei tassi di crescita economica. Uno scenario che, qualora prendesse effettivamente forma, renderebbe l’equity dell’area euro il vero “mercato emergente” del prossimo decennio.

Inoltre, fanno sempre sapere da Pioneer Investments, le azioni europee mostrano valutazioni estremamente contenute. Analizzando il rapporto prezzo/utili (p/e) aggiustato per il ciclo economico e alla sua relazione con i rendimenti dell’asset class nei successivi 10 anni, si scopre che su base storica, periodi di così basse valutazioni sono stati seguiti da un decennio di ritorni annualizzati a 2 cifre. Ma c’è di più.

L’opportunità di investire in aziende con bilanci sani ed esposte al ciclo economico di aree del mondo in crescita, come gli Emergenti, rappresenta un ulteriore elemento per riavvicinarsi con interesse alle azioni del Vecchio Continente.

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