banche centrali

Tutte le alternative ai titoli governativi

9 Novembre 2012 - 7:00
financialounge - news
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È opinione diffusa tra gli operatori finanziari che le banche centrali a livello globale continueranno a mantenere i tassi d’interesse bassi per molto tempo con l’obiettivo primario di contrastare una lunga recessione. Inoltre non faranno mancare alcune delle altre politiche di stimolo, prima fra tutte quella di stampare moneta in quanto il nemico prioritario da combattere in questa fase è rappresentato dalla disoccupazione mentre passano in secondo piano le possibili recrudescenze inflazionistiche.

In questo contesto, per un gestore obbligazionario che non intenda investire in titoli di Stato a tasso reale zero come lo sono quelli per esempio di Germania, Stati Uniti, Giappone e Regno Unito, individuare le alternative ai titoli governativi è prioritario per generare valore nei prossimi anni. Le opportunità, tuttavia, non mancano.

In primis c’è ancora valore sia nelle obbligazioni corporate investment grade e sia nei bond high yield: nell’ambito delle emissioni investment grade, cioè quelle il cui rating va dal livello BB+ in giù nella scala di S&P e dal Ba1 in giù in quella di Moody’s, se è vero che il loro spread (differenziale di rendimento) rispetto ai governativi di pari durata e valuta è diminuito, è altrettanto vero che offrono comunque cedole più generose. Inoltre molti emittenti risultano ancora penalizzati eccessivamente dal mercato soltanto per i loro debiti mentre i margini operativi (Ebitda) e i flussi di cassa continuano a essere robusti.

Sul versante invece delle obbligazioni high yield gli attuali spread scontano un elevato livello di default (fallimento) ma non incorporano per molte società i dati di bilancio più che soddisfacenti e che, per questo, offrono un valore prospettico interessante che prima o poi sarà riconosciuto dal mercato.

Infine, ma certo non meno interessanti, le emissioni inflation linked e le obbligazioni dei paesi emergenti. Le prime assicurano la protezione alla crescita dei prezzi al consumo che, nei prossimi anni potrebbero aumentare molto più di quanto previsto, mentre gli emerging market bond offrono una buona diversificazione valutaria, rendimenti interessanti e bilanci statali e societari più solidi di molti stati occidentali.
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