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Così il gestore punta sugli arbitraggi di mercato

24 Ottobre 2012 - 6:00
financialounge - news
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Una delle strategie tipiche dei gestori hedge che è possibile replicare grazie al recepimento della direttiva comunitaria nota come Ucits III è la relative value. Rientrano in questa strategia le attività di arbitraggio adottate da gestori di hedge fund che sfruttano le inefficienze dei prezzi di attività finanziarie e merci.

Si tratta di un universo molto ampio e complesso che comprende al suo interno i seguenti approcci: lo statistical arbitrage, il volatility arbitrage, il fixed income arbitrage, il convertible arbitrage, e il merger arbitrage. Quest’ultima, in particolare, viene anche definita come arbitraggio del rischio di fusione, e prende forma in concomitanza di operazioni di finanza straordinaria quali le fusioni annunciate, probabili o attese di mercato: tale strategia è infatti finalizzata al conseguimento di profitti derivanti dai movimenti di prezzo che si possono innescare a seguito di una possibile operazione.

Tramite la strategia convertible arbitrage, invece, il gestore compera bond convertibili e, al contempo, vende azioni apparenti alla medesima società, con l’obiettivo di coprirsi dall’esposizione al mercato. La strategia volatility arbitrage mira invece a ricavare valore dall’evoluzione della volatilità implicita che il mercato assegna al titolo sottostante attraverso il vega, coefficiente che misura la sensibilità del premio dell’opzione a variazioni della volatilità attesa.

Il gestore che utilizza la strategia statistical arbitrage, applica tecniche quantitative al fine di individuare inefficienze sui diversi mercati. La fixed income arbitrage, infine, consente, in virtù delle inefficienze dei mercati finanziari, di individuare piccole anomalie di pricing mantenendo tipicamente bassa l’esposizione ai tassi d’interesse e ad altri rischi di mercato sistematici. In altri termini, l’obiettivo è individuare le inefficienze del mercato per identificare una possibile convergenza degli spread (differenziali di rendimento tra titoli di uguale durata ma diverso emittente e rating) attraverso l’investimento congiunto in posizioni lunghe e corte in una o più tipologie di strumenti obbligazionari tra di loro correlate, coprendo dal rischio di mercato.
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