commodities

I vantaggi e i rischi della strategia managed futures

15 Ottobre 2012 - 6:00
financialounge - news
financialounge - news
Le materie prime hanno un ruolo sempre più importante nella vita di tutti i giorni. È del tutto normale, quindi, che ne abbiano uno di rilievo anche sui mercati finanziari. Se fino a qualche anno fa l’attenzione era catturata dai metalli preziosi quali l’oro, l’argento, il platino e il palladio, oppure dai metalli industriali dal (rame allo zinco, dall’alluminio allo stagno, dal piombo al nichel, dall’acciaio al ferro), negli ultimi tempi è cresciuto l’interesse anche sulle materie prime energetiche (petrolio e gas) per via del costo della benzina e del riscaldamento, e sulle commodity agricole, a seguito dell’aumento della siccità e degli scarsi raccolti a fronte di una domanda in crescente aumento.

Interesse che non poteva passare inosservato in finanza dove i CTA, Commodity Trading Advisor, sono i singoli trader o le società di trading la cui specializzazione è l’investimento in strumenti finanziari derivati prevalentemente su ogni tipo di commodity. La strategia d’investimento adottata da un fondo comune o da un comparto di una Sicav tramite i CTA viene denominata managed futures. Una strategia che abbraccia l’uso, oltre che dei derivati sulle commodity anche quelli sulle valute, sui tassi di interesse e sugli indici azionari. Il gestore managed future, in pratica, è in grado di assumere esposizioni sia lunghe, cioè che si ritiene siano destinate al rialzo, e sia esposizioni di portafoglio corte, ovvero che presuppongano una ipotesi di ribasso del sottostante.

Proviamo a fare un esempio pratico.
Nei primi 9 mesi dell’anno l’indice Standard & Poor’s GSCI total return, rappresentativo di tutte le principali materie prime mondiali, ha registrato un rialzo del 4,14% in euro: le materie prime energetiche hanno guadagnato lo 0,9%, i metalli industriali il 7,59%, i metalli preziosi il 15,40% e le commodity agricole il 15,47%. Se un gestore managed future avesse sovrappesato del 10% i metalli preziosi e di un altro 10% le commodity agricole, a discapito (-20%) di quelle energetiche, avrebbe realizzato una performance del 6,9%. Ma c’è di più.
I portafogli managed futrure possono essere composti impiegando una percentuale ridotta del capitale (tra il 20% e il 40%) grazie all’uso dei future e dei derivati a leva che, di solito, richiedono solo una piccola parte (intorno al 5%) del controvalore che si vuole investire.

Un indubbio vantaggio per il gestore che, in tal modo, può utilizzare la liquidità non investita in operazioni giornaliere di trading di breve periodo, o parcheggiare la liquidità al fine di ricavarne i tassi di interesse del mercato monetario.
Trending