Fondi obbligazionari

Un assaggio di bond emerging markets

1 Ottobre 2012 - 6:00
financialounge - news
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Negli ultimi 6 anni i mercati finanziari sono stati impattati da fenomeni che ne hanno fortemente influenzato gli andamenti e le performance. Nell’ambito del mercato obbligazionario, in particolare, si sono succeduti la crisi dei mutui subprime americani (luglio 2007), il fallimento della banca d’affari Usa Lehman Brothers (settembre 2008), la crisi della Grecia (aprile 2010) e lo scoppio della crisi del debito sovrano della zona euro (luglio 2011).

Nei 6 anni che abbracciano l’agosto 2006 e l’agosto 2012, un investimento in fondi obbligazionari ha reso in media il 16,07% pari al 2,52% annuo composto. Se però l’investimento fosse caduto sui fondi obbligazionari governativi avremmo ottenuto il 26,72% (4,03% medio annuo) mentre con i fondi obbligazionari area dollaro avrebbe toccato il 33,82% (4,98% annuo). Ancora meglio sarebbe andata con i fondi obbligazionari Paesi emergenti (40,24%, pari al 5,80% su base annua) mentre con gli obbligazionari Paesi emergenti in local currency si sarebbe potuto ottenere fino al 76,74%, cioè il 9,96% annuo.

I fondi emerging markets debt local currencty sono i prodotti del risparmio gestito che investono in emissioni titoli di stato e bond dei Paesi in via di sviluppo senza nessuna copertura del rischio di cambio: questo consente al sottoscrittore di beneficiare sia della variazione del cambio valutario che dell’andamento dei tassi. Infatti, oltre alle fluttuazioni dei cambi con l’euro delle valute in cui sono espressi i titoli in portafoglio, l’investimento risente della variazione dei tassi di interesse di questi Paesi che aumenta la volatilità nel tempo del nav del fondo.

Infatti, nei sei anni esaminati, la volatilità media di questi fondi si è attestata a 10,6%, appena sotto i fondi obbligazionari area dollaro (10,7%), ma ben al di sopra dei fondi obbligazionari governativi internazionali (5,7%). Il consiglio è quindi quello di maneggiare con cura questi prodotti e inserirne in portafoglio una quota tra il 5% e il 30% a seconda della personale propensione al rischio e del proprio orizzonte temporale d’investimento: in ogni caso, per la sottoscrizione di questi prodotti, il suggerimento è quello di avere pazienza per almeno tre anni.
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