absolute return

Quando la performance è slegata dall’andamento dei mercati

8 Agosto 2012 - 22:00
financialounge - news
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Spesso si sente parlare di gestione di tipo absolute return o, in italiano, a ritorno assoluto. Ma cosa si intende con questa definizione? Volendo semplificare al massimo si può affermare che una performance positiva, in un periodo di tempo di almeno un anno (meglio se si tratta di 24-36 mesi), che non risulti condizionata (o che lo sia molto poco) dall’andamento dei mercati finanziari si può considerare una gestione di tipo absolute return.

Se questa è la definizione di massima occorre però precisare i contorni operativi del gestore: quali regole adottare, i limiti di rischio e di esposizione che non deve superare, il controllo della volatilità dell’intero portafoglio e altro ancora. Il primo passo, consiste nel garantire un elevato livello di diversificazione a tutti i livelli, e cioè in termini di asset class (azioni, obbligazioni, strumenti monetari, materie prime e investimenti alternativi), di zone geografiche (Europa, Asia, America, Paesi emergenti), di valute, e di tipologie di titoli (azioni small, mid, large cap, titoli di stato, obbligazioni societarie, bond high yield, convertibili, inflation linked bond ecc.).

La seconda condizione richiesta a un buon gestore di tipo absolute return è di presidiare l’esposizione ai principali fattori di rischio di mercato. Qualche esempio? Quello legato ai tassi di interesse, cioè agli impatti derivanti dall’aumento o dal ribasso dei tassi di interesse dei titoli di Stato e delle obbligazioni, oppure l’andamento dell’inflazione, o, ancora, il rischio di credito ovvero la possibilità che un istituto di credito, una compagnia assicurativa o una società che emette un’obbligazione possa avere problemi a pagare gli interessi o, addirittura, fallire, oppure il rischio azionario, il pericolo cioè di violente correzioni degli indici di Borsa.

Solo a questo punto, il team di gestione è nelle condizioni di generare performance con un profilo di rischio moderato. In pratica deve limitare l’ampiezza delle perdite nelle fasi di mercato più difficili e deve approfittare delle opportunità di rendimento offerte dal mercato in tutte le situazioni con una buona percentuale di partecipazione.

Per esempio, se in una fase ribassista dei mercati finanziari di riferimento riducesse del 50% le perdite e nella successiva fase di recupero dei listini partecipasse al 65%-70% al rialzo, un fondo a rendimento assoluto avrebbe svolto al meglio la sua funzione.
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